Fabio Regazzi
Deepfake: se non possiamo più credere ai nostri occhi
Red. Online
01.04.2026 15:05

Foto: Gabriele Putzu
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Negli ultimi anni abbiamo imparato a convivere con una
parola che, fino a poco tempo fa, sembrava appartenere alla fantascienza:
deepfake. Oggi, invece, è una realtà concreta, sempre più sofisticata. E
soprattutto: sempre più difficile da riconoscere.
Per questo ho deciso di portare questo tema all’attenzione
politica, con una mozione che è stata ora accolta da entrambe le Camere
federali in occasione della sessione primaverile appena trascorsa. Non tanto
perché questa decisione risolva il problema – non lo farà, almeno non da sola –ma
perché finalmente lo riconosce per quello che è: una sfida sistemica, che tocca
la fiducia, la sicurezza e, in fondo, la nostra stessa idea di realtà.
I deepfake, ossia la manipolazione di contenuti audio e
video in modo ingannevolmente realistico, non sono solo un rischio tecnico.
Sono un rischio umano. Possono colpire chiunque: una giovane donna la cui
immagine viene manipolata e diffusa senza consenso; un imprenditore messo in
difficoltà da un video falso; un politico screditato da dichiarazioni mai
pronunciate; un bambino indifeso le cui immagini vengono alterate per produrre
contenuti pedopornografici. Ma ancora più insidioso è l’effetto collettivo: quando
tutto può essere falso, anche ciò che è vero perde forza. È la cosiddetta
“erosione della fiducia”. E una società senza fiducia è una società fragile.
È proprio da questa consapevolezza che è nata la mia proposta:
dalla convinzione che intervenire non sia un’opzione, ma una nostra precisa responsabilità.
La mozione non si limita a reagire ai singoli casi, ma chiede di elaborare strumenti:
giuridici, tecnici, educativi. È un approccio che riconosce la complessità del
fenomeno. Non basta punire gli abusi, bisogna prevenirli, riconoscerli,
comprenderli e soprattutto cercare di dare delle soluzioni. E bisogna farlo
insieme: istituzioni, piattaforme, scuole, cittadini.
C’è però un aspetto che merita di essere sottolineato con
particolare forza: la dimensione umana. Dietro ogni deepfake c’è una persona
reale, con una reputazione, una dignità, una vita. Non stiamo parlando solo di
“contenuti manipolati”, ma di identità – e quindi di vite – violate. In questo
senso, la questione dei deepfake si avvicina più alla protezione della persona
che alla semplice regolazione tecnologica.
Allo stesso tempo, non dobbiamo cadere nella tentazione di
una risposta puramente difensiva. La tecnologia che rende possibili i deepfake
è la stessa che apre opportunità straordinarie in ambito creativo, educativo e
scientifico. La sfida, quindi, non è fermare l’innovazione, ma darle un quadro
di regole e responsabilità che la renda compatibile con i nostri valori. Ed è
qui che la politica ha un ruolo essenziale: non inseguire la tecnologia con
ritardo, ma creare le condizioni perché essa si sviluppi senza erodere ciò che
tiene insieme la nostra società. Ossia le persone, ma quelle reali.
Fabio Regazzi, Consigliere agli Stati

