Fabio Rezzonico
Dazi USA, dignità svizzera e verità che emergono: il caso Karin Keller-Sutter
Redazione
27.01.2026 10:27

Foto: ©Chiara Zocchetti
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Negli
scorsi mesi, anche la Svizzera è stata colpita dai dazi imposti dal Presidente
degli Stati Uniti, Donald Trump. Una decisione arbitraria, sproporzionata e politicamente
discutibile, che ha coinvolto anche il nostro Paese senza reali giustificazioni
economiche. All’epoca, la Presidente della Confederazione, Karin Keller-Sutter,
aveva tentato la via del dialogo istituzionale e della negoziazione. Un
tentativo serio, fondato sul rispetto reciproco tra Stati sovrani, che però non
ha prodotto l’effetto sperato: Trump non solo non ha ridotto i dazi, ma li ha
addirittura aumentati, arrivando a deridere pubblicamente la Presidente
svizzera, definendola una “maestrina”. Da quel momento si è scatenata una
valanga di critiche nei confronti di Karin Keller-Sutter e del PLR. Partiti
politici e associazioni economiche l’hanno accusata di incapacità negoziale e
di aver messo in difficoltà la Svizzera. Un processo sommario ingiusto,
affrettato e profondamente miope. Ieri, nel suo discorso a Davos, Donald Trump
ha aggiunto nuovi elementi che impongono una riflessione onesta. Ha ammesso di
non sapere nemmeno con chi stesse parlando, ha definito Keller-Sutter “severa e
insistente”, l’ha ritenuta “tosta” e ha attribuito ai suoi collaboratori
debolezza. Secondo la sua stessa ricostruzione, avrebbe deciso di aumentare i
dazi proprio per questo. In seguito – ha raccontato Trump – altri emissari
svizzeri tornarono a Washington, adottarono un atteggiamento più accomodante,
adulatorio, e ottennero una riduzione dei dazi. Nel frattempo, la presidenza
della Confederazione era passata a Guy Parmelin (UDC), che si è preso
pubblicamente i meriti del risultato. Oggi però siamo tutti consapevoli di una
verità fondamentale: trattare con Donald Trump non è un esercizio di diplomazia
ordinaria, ma un’impresa titanica. E soprattutto, non è una trattativa tra
pari: è un rapporto di forza in cui chi si piega, adula e rinuncia a far valere
le proprie ragioni può forse ottenere concessioni tattiche, ma al prezzo della
propria dignità istituzionale. Alla luce del discorso di ieri a Davos – nel
quale Trump ha confermato un atteggiamento arrogante, intimidatorio e
irrispettoso verso le istituzioni democratiche e l’autonomia degli Stati –
appare oggi evidente che Karin Keller-Sutter ha fatto esattamente ciò che una
Presidente della Confederazione deve fare: ha tenuto la testa alta, ha difeso
il valore delle istituzioni svizzere, ha rappresentato il Paese con fermezza,
rispetto e senso dello Stato. Non si è prestata al gioco dell’adulazione.
Non ha rinunciato alla dignità del suo ruolo. Non ha accettato di piegare la
Svizzera a una logica di sudditanza personale. E questo, oggi più che mai, va
riconosciuto. In un contesto internazionale in cui la democrazia, la libertà e
il rispetto tra Stati sovrani vengono messi in discussione da atteggiamenti
autoritari e populisti, la posizione assunta da Karin Keller-Sutter rappresenta
un esempio di coerenza istituzionale e di responsabilità politica. La storia,
anche se recentissima, le ha dato ragione. Per questo, come PLR, è doveroso
prendere posizione e ristabilire la verità dei fatti. È doveroso difendere il
ruolo della nostra Consigliera federale e allora Presidente della
Confederazione. Ed è doveroso riconoscere che la Svizzera non è più forte
quando si prostra, ma quando si presenta al mondo con dignità, autonomia e
rispetto di sé. Grazie, signora Consigliera federale Karin Keller-Sutter, per
aver mantenuto alto il valore istituzionale del nostro Paese, con fermezza,
dignità e grande senso di responsabilità
Fabio
Rezzonico, vicepresidente PLR Lugano

