Luca Frasa
Dalla periferia al centro: la Leventina e la sfida di investire per restare attrattivi
Redazione
02.02.2026 06:58

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Osservando
il Ticino da Bellinzona e Biasca verso Nord, emerge con chiarezza una questione
centrale per il futuro delle regioni di montagna: la periferia non è una
condizione geografica, ma una conseguenza delle scelte — o delle non scelte. La
Leventina è attraversata da uno degli assi più strategici d’Europa, il
Nord–Sud. Grazie ai collegamenti ferroviari e autostradali, i grandi centri
urbani sono oggi raggiungibili in tempi ridotti. Eppure, nonostante questa
posizione privilegiata, il territorio continua spesso a essere percepito come
un luogo di passaggio, più che come una destinazione. Il
paradosso è evidente: i flussi ci attraversano, ma il valore economico e
sociale generato resta limitato.
Strategie
sì, ma senza investimenti restano teoria
Negli
ultimi anni si è parlato molto di strategie territoriali, di target turistici,
di sviluppo sostenibile. Tutti elementi necessari. Ma c’è una verità che le
regioni di periferia conoscono bene: nessuna strategia funziona se non è
accompagnata da investimenti concreti in strutture e infrastrutture di qualità. Per
attrarre famiglie, sportivi, turismo lento, eventi o semplici visitatori
giornalieri, servono: spazi
accessibili e moderni, strutture
capaci di funzionare tutto l’anno, offerte
pensate per più target, non per una nicchia ristretta. Senza
questi presupposti, il rischio è quello di limitarsi a gestire l’esistente,
entrando in una spirale di progressiva perdita di attrattività.
Il
coraggio di “rischiare” come scelta responsabile
Per
territori come la Leventina, il vero rischio non è investire, ma non farlo. Investire
non significa sperperare risorse, bensì anticipare i bisogni, creare valore
aggiunto, offrire motivi concreti per fermarsi, tornare e vivere il territorio. Le
regioni di montagna non hanno bisogno di interventi puramente estetici. Hanno
bisogno di progetti strutturali, capaci di generare economia locale, socialità
e identità, rafforzando al contempo la qualità della vita per chi già vi
risiede.
Quando
la periferia diventa polo
Un
esempio significativo arriva da fuori Cantone. Châtel-Saint-Denis, partendo da
una posizione apparentemente periferica, ha scelto di investire in strutture
moderne, accessibili e multifunzionali. Oggi è diventato un polo attrattivo a
pochi minuti dal lago, immerso nella tranquillità e vicino alla montagna,
capace di intercettare diversi tipi di pubblico. Non
è una questione di dimensioni o di fortuna. È il risultato di scelte politiche
e strategiche chiare, fondate sul coraggio di guardare oltre il breve termine.
La
Leventina: potenziale reale, non teorico
Tra
Biasca, Bellinzona e l’alta valle, la Leventina dispone di risorse autentiche:
paesaggio, identità, qualità della vita, prossimità ai grandi centri. Quello
che manca non è il potenziale, ma la trasformazione di questo potenziale in
attrattività concreta. Investire
in strutture di qualità significa dare un futuro alle regioni di periferia,
contrastare lo spopolamento, creare opportunità per i giovani e rafforzare il
tessuto economico locale.
Conclusione
Le
regioni di montagna non devono rincorrere modelli urbani, ma nemmeno
rassegnarsi a un ruolo marginale. La Leventina può scegliere se continuare a
essere attraversata o diventare un luogo in cui valga la pena fermarsi. In
un contesto sempre più competitivo, il vero rischio non è osare, ma restare
immobili. E per le regioni di periferia, l’immobilismo è il lusso che non
possiamo più permetterci.
Luca
Frasa, Municipale di Quinto

