Lorenzo Onderka
Dal dolore di Crans-Montana alle guerre dimenticate: non voltiamoci dall’altra parte
Redazione
12.01.2026 15:43

Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.
La tragedia di Crans-Montana ha lasciato una ferita
che non si rimargina. Chi ha perso una persona amata convivrà per sempre con
un’assenza. Chi è rimasto gravemente ferito porterà sul corpo e nell’anima le
conseguenze di quel giorno. Attorno a loro, famiglie, amici e intere comunità
continuano a vivere un dolore che non si archivia e non si dimentica.
Davanti a questa sofferenza ci siamo fermati.
Abbiamo sentito il bisogno di riconoscerla, di condividerla, di renderla
visibile. Una rosa bianca è diventata il nostro gesto: semplice, fragile,
umano.
Ora immaginiamo che questo dolore non sia un evento
improvviso, ma una condizione quotidiana. Immaginiamo di svegliarci ogni
mattina senza sapere se rivedremo chi amiamo. Immaginiamo di dover insegnare a
un bambino a riconoscere il rumore delle esplosioni. Immaginiamo di non poter
curare, proteggere, salvare.
Immaginiamo genitori che scavano tra le macerie con
le mani. Nonni che assistono alla distruzione di tutto ciò che avevano
costruito. Amici che si cercano sapendo che potrebbero non ritrovarsi mai.
Questa è la realtà quotidiana di milioni di civili
in Sudan, in Palestina, in Ucraina, e in molte altre regioni del mondo
soffocate da conflitti decisi lontano da chi li subisce.
Il loro dolore è lo stesso dolore che abbiamo
conosciuto qui. Cambiano i nomi, cambiano i luoghi. Non cambia la ferita.
A chi governa, a chi prende decisioni politiche,
militari ed economiche, rivolgo un appello diretto: Immaginate davvero. Non per
un istante. Non per convenienza. Immaginate come se quelle vite fossero le
vostre.
E qui noi, cittadini e autorità svizzere, non
possiamo limitarci a osservare. La nostra tradizione umanitaria, la nostra
credibilità internazionale e il senso stesso della nostra neutralità attiva
impongono una responsabilità chiara: alzare la voce, esercitare pressione
diplomatica, richiamare con fermezza all’ordine i governi aggressivi e
tirannici che ogni giorno infliggono sofferenze indicibili alle popolazioni
civili. Quando è possibile agire, il silenzio diventa complicità.
Appuntiamoci al petto una rosa bianca. Non come
ornamento, ma per non dimenticare. Che ricordi il dolore che ogni atto di
guerra, ma anche l’avidità, l’incuria e l’inadempienza umana provocano
all’umanità. Che ricordi che dietro ogni decisione — o mancanza di decisione —
ci sono volti, famiglie, futuri spezzati.
La guerra e le omissioni non sono una fatalità.
Sono scelte umane. E scelte umane possono interrompere il dolore che tutto
questo provoca.
E ora immaginiamo quel dolore. Sappiamo che
ogni giorno qualcuno lo infligge deliberatamente. E sappiamo anche che
qualcuno, potendo fermarlo, sceglie di non farlo. Ogni giorno.
Lorenzo Onderka, sostenitore di Avanti con Ticino&Lavoro

