Fabrizio Sirica
Da padre e da politico: non posso tacere su Gaza e sulle strategie della destra
Redazione
26.09.2025 12:14

Foto: ©Chiara Zocchetti
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Nel corso di un recente dibattito televisivo con Lorenzo
Quadri, a un certo punto l’ho sentito dire: "Fino a che punto si pensa di
tollerare, di stare a guardare, di giustificare con argomentazioni più o meno
speciose?".
Chiunque, ascoltando, avrebbe pensato al dramma che segna la nostra epoca: il
genocidio in corso a Gaza. E invece no. Quadri non si riferiva alle
distruzioni, alle stragi di civili senza via di fuga, ai bambini che muoiono di
fame sotto assedio. Con quelle parole parlava delle cosiddette “violenze della
sinistra in Svizzera”. Ho pensato: pazzesco. Davvero, di fronte a una
catastrofe umanitaria senza precedenti, la sua priorità è puntare il dito
contro alcuni manifestanti? In televisione ho ricordato uno degli aspetti più atroci.
Leggendo il rapporto di Emergency, qualche giorno fa, non sono riuscito a
trattenere le lacrime. Ho un figlio di sette mesi: darei la vita per lui. E
sapere che a Gaza da anni i neonati muoiono di malnutrizione perché persino il
latte in polvere e gli alimenti di base vengono bloccati, mi ha sconvolto. È una
strategia disumana, mirata a colpire anche i più piccoli: un atto che rientra a
pieno titolo in una logica genocida.
Non ho altro metro di giudizio che la coscienza
Non posso tacere di fronte a chi, come Quadri, in Parlamento
ha votato contro le mozioni che chiedevano la sospensione della cooperazione
militare con Israele e l’introduzione di sanzioni economiche. Chi respinge
simili atti parlamentari non è neutrale: si assume una responsabilità precisa. Ugualmente indegno è stato sentire il consigliere federale
Parmelin giustificare il rifiuto con la necessità di “ponderare diversi
interessi” – intendendo quelli economici e giuridici della Svizzera. No: di
fronte a una tragedia di queste dimensioni, nessun calcolo economico può essere
giustificato. O ancora il consigliere Cassis, rimbalzare ogni responsabilità
dicendo che c’è un solo paese che può fare qualcosa, dismettendo quei panni che
invece dovrebbero essere indossati dalla Svizzera, depositaria della
convenzione di Ginevra. E ci si può legittimamente domandare se anche Quadri, membro
del gruppo parlamentare “Svizzera–Israele”, non ragioni in questi termini: più
in funzione di interessi che di morale. Io, al contrario, non ho altro metro di
giudizio che la coscienza.
Continuerò a stare dalla parte dei manifestanti
Ed è proprio la coscienza a impormi di smascherare una
strategia chiara della destra, resa palese in questi giorni a livello locale e
internazionale: prendere gli eccessi di pochi, gonfiarli a dismisura e usarli
come alibi per screditare interi movimenti sociali, così da distogliere lo
sguardo dalle proprie responsabilità. Con la sua goffa uscita, Quadri ha tolto
la maschera: il vero obiettivo non è il merito, ma cambiare il tema della
discussione. Non glielo permetterò. Non sarà certo la minaccia di una denuncia – già ventilata
in passato dalla lobby ticinese “Svizzera–Israele” – a farmi arretrare.
Continuerò a stare dalla parte dei manifestanti, del popolo palestinese e
contro un governo israeliano che viola sistematicamente il diritto
internazionale. Continuerò a sforzarmi di guardare in faccia la realtà, anche
se fa un male atroce: pensare a quei figli palestinesi come se fossero i miei.
Perché sono convinto che sia non solo utile, ma un preciso dovere civile
cercare di influenzare un’ignava politica federale ad assumersi finalmente le
proprie responsabilità. Sabato sarò ancora in piazza. Invito chiunque non voglia più
tollerare questa barbarie ad esserci. "Fino a che punto si pensa di
tollerare?". Per me, quel punto è stato superato da un pezzo.

