Matteo Pronzini
Cure dentarie, logica privata e assicurazione malattia
Redazione
19.05.2026 09:22

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Il prossimo 14
giugno voteremo sull’Iniziativa per le cure dentarie. Una proposta importante
non solo perché risponde a un bisogno sanitario reale, ma anche perché mette in
discussione il modello assicurativo su cui si basa oggi il sistema sanitario
svizzero. Le cure dentarie occupano infatti una posizione particolare. Se ci si
rompe un braccio o si sviluppa una malattia cronica, interviene l’assicurazione
malattia. Ma quando il problema riguarda la bocca, i costi vengono scaricati
quasi interamente sui singoli. È come se i denti fossero separati dal resto del
corpo.
Eppure le cure
dentarie non sono un lusso estetico. I problemi ai denti incidono sulla salute
generale, sull’alimentazione e sulla qualità della vita. Una parte crescente
della popolazione rinuncia o rinvia le cure per ragioni economiche, spesso
aspettando che il dolore diventi insopportabile. Chi ha redditi elevati può
permettersi prevenzione e controlli regolari; chi vive del proprio salario
arriva dal dentista solo nei casi urgenti. La salute dentale è così diventata
uno degli indicatori più evidenti delle disuguaglianze sociali. Ma la questione
riguarda soprattutto il modello di finanziamento della sanità.
Oggi il sistema
delle casse malati funziona secondo una logica profondamente regressiva: i
premi sono quasi uguali per tutti, indipendentemente dal reddito. Il manager e
la cassiera pagano lo stesso premio di base, pur avendo mezzi completamente
diversi. Negli ultimi anni i premi sono aumentati molto più rapidamente dei
salari. Per molte famiglie il costo dell’assicurazione sanitaria rappresenta
ormai una sorta di seconda imposta obbligatoria, ma senza alcuna progressività.
A questo si aggiungono franchigie e partecipazioni ai costi che colpiscono
soprattutto i redditi bassi e medi.
L’iniziativa
sulle cure dentarie propone invece un principio diverso, ispirato al modello
AVS: finanziare le cure attraverso contributi proporzionali al reddito versati
da lavoratori e datori di lavoro. Chi guadagna di più contribuisce di più; chi
guadagna meno contribuisce meno. È una logica di solidarietà sociale, opposta a
quella attuale dei premi pro capite.
Ed è proprio
questo il punto centrale dell’iniziativa. Non si tratta soltanto di aggiungere
una nuova prestazione sanitaria, ma di dimostrare che un altro sistema è
possibile: un sistema fondato sulla solidarietà e non sulla capacità
individuale di pagare. Il modello AVS dimostra da decenni che un finanziamento
sociale e proporzionale al reddito può essere stabile ed efficace. Nessuno proporrebbe
seriamente di finanziare la previdenza con premi identici per miliardari e
lavoratori precari. Eppure è la logica che domina oggi la sanità. La vera
anomalia non è soltanto l’esclusione delle cure dentarie, ma il fatto che la
salute venga finanziata in modo sempre più simile a un mercato assicurativo
privato.
L’iniziativa apre
invece la strada a un modello più equo, nel quale la salute torna a essere un
diritto e non un privilegio. Per questo il prossimo 14 giugno è importante
sostenerla con convinzione.
Matteo Pronzini,
deputato MPS in Gran Consiglio

