Diego Baratti
Costi della salute, il Ticino deve osare di più
Redazione
08.10.2026 10:07

Foto: © CdT / Chiara Zocchetti
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Finalmente un dato in
controtendenza: i premi ticinesi si collocano sotto la media svizzera. Significa
che non era tutta colpa di Berna e che le misure adottate dal Cantone, dal
tetto ai medici ambulatoriali alla moratoria sui nuovi servizi Spitex,
cominciano a dare frutti. Ma non lasciamoci ingannare: il premio medio passa da
501 a quasi 520 franchi al mese, oltre 18 franchi in più per ogni assicurato,
l’aumento in netto tra i più alti nel paese. E restiamo il cantone che spende
di più, circa 6000 franchi pro capite contro meno di 5000 della media svizzera.
Ci accontentiamo di aver rallentato la corsa o vogliamo cambiare direzione?
Un esempio ce lo offre
San Gallo. Anche lì gli ospedali erano troppi, troppo piccoli e troppo costosi.
Nel 2020 il governo, con in prima linea il consigliere di Stato Bruno Damann,
responsabile del dossier, ha deciso di chiudere quattro ospedali regionali su
nove: Altstätten, Flawil, Rorschach e Wattwil. Per la politica era un tabù,
perché si diceva che chi chiude un ospedale non venisse rieletto, tanto da
venir definito un “suicidio politico” da un giornale d’oltralpe. Le proteste
non sono mancate. Eppure il Parlamento ha confermato la scelta e il popolo,
chiamato alle urne con il referendum su Wattwil, l'ha sostenuta con oltre il
56% dei voti. Poco dopo, nel marzo 2024 Damann è stato rieletto con un buon
risultato.
La lezione è semplice:
i cittadini capiscono, se si spiega loro che non si tratta di tagliare le cure,
ma di concentrarle dove sono migliori. Più casi trattati nella stessa struttura
significano più esperienza, più qualità e personale più facile da reclutare.
Chi ha il coraggio di dirlo, e di farlo, non viene punito. Viene rispettato.
In Ticino la
situazione è simile. Ad esempio, maternità e cardiologia sono duplicate in troppe
strutture: un lusso che paghiamo ogni mese con i nostri premi. Non basta poi
invocare l'invecchiamento della popolazione: i Grigioni hanno una quota di
anziani quasi uguale e costi inferiori alla media. Da noi si ricorre più spesso
alle cure, con 7,5 visite mediche l'anno a testa contro 6,3 in Svizzera. Serve
una nuova pianificazione ospedaliera, che parta dalla riorganizzazione delle
specializzazioni per eliminare le ridondanze e riduca il numero di sedi. E
serve rivedere la governance dell'EOC, dando all'ente un mandato
imprenditoriale chiaro e togliendo i membri del Governo dal consiglio di
amministrazione: chi ordina il servizio non può anche amministrarlo e
controllarlo.
Non è l'unica leva, ma
è quella che pesa di più e che finora nessuno ha avuto il coraggio di azionare.
Le ricette facili, come i premi gratuiti finanziati dallo Stato, cambiano solo
chi paga la fattura, non il suo importo. I premi scendono soltanto se scendono
i costi.
San Gallo ha
dimostrato che si può, e che la politica può uscirne rafforzata. Vogliamo
davvero continuare ad accontentarci, o il Ticino troverà il suo coraggio?
Diego Baratti, vicepresidente UDC Ticino

