Marco Noi
Ciò che il mondo economico non vuole vedere
Redazione
21.05.2025 13:40

Foto: Foto CdT/Gabriele Putzu
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Nei giorni scorsi su entrambi i quotidiani del nostro
cantone è apparso un publiredazionale a pagamento del Presidente della Camera
di Commercio (CC) Andrea Gehri, dal titolo “Le finanze cantonali: una discussione
indispensabile”. Gehri appare invitare tutte le parti a discutere sul tema
in maniera “sana e libera” senza farsi imbrigliare dalle “gabbie
ideologiche”. Leggendo il publiredazionale, appare tuttavia chiaro che il
mondo economico non è al momento disposto a discutere libero dai propri
pregiudizi ideologici, ma scarica ogni responsabilità sullo Stato e in
particolare sulla sua presunta incapacità di gestire la spesa e il debito
pubblico, chiamandosi fuori da ogni corresponsabilità. Discutiamo allora in maniera “sana e libera” sulla base dei
dati finanziari forniti dalla Conferenza dei direttori cantonali delle finanze
e dalla Confederazione. Da questi emerge che negli ultimi 20 anni (2003-2023)
la spesa del nostro Cantone è cresciuta del 58%. Nello stesso periodo però quella
degli altri Cantoni svizzeri è cresciuta in media del 62%, con 15 Cantoni che
hanno segnato una crescita maggiore a quella del nostro Cantone. Queste sono
cifre altrettanto incontrovertibili che il mondo economico e chi lo rappresenta
politicamente si guarda bene dal comunicare, altrimenti si capisce che la
questione della spesa pubblica viene esagerata ad arte.
Il taglio del sussidio alle famiglie
Quanto si manipolino le cifre e il loro utilizzo, lo si
capisce anche dalle considerazioni che Gehri propone sulle spese dello Stato
legate ai sussidi cassa malati (RIPAM) e che in Ticino sono il 10% dell’intera
spesa pubblica. Alludendo al taglio del sussidio alle famiglie con redditi
lordi di 12'000 franchi recentemente revocato dal Gran Consiglio, egli
stigmatizza il fatto che ci si indebiti per “sostenere chi non ne ha
effettivamente bisogno”. È interessante notare la sottostante doppia morale
meritocratica. Gehri fa chiaramente capire che una famiglia con reddito lordo
mensile di 12'000 franchi non ha bisogno del sostegno dello Stato. D’altro canto
però, sappiamo quanto a lui vada bene che una famiglia con reddito superiore ai
25'000 .- e dunque con elevata forza finanziaria, possa beneficiare dell’aiuto
statale con generosi sgravi fiscali. Come se le mancate entrate degli sgravi
fiscali non pesassero sui conti e sul debito pubblico.
I contributi perequativi intercantonali
Inoltre Gehri resta clamorosamente muto sul motivo sostanziale
per il quale in Ticino spende quasi mezzo miliardo per i sussidi RIPAM, per non
parlare del miliardo abbondante speso per la previdenza sociale. Non sia mai
che il popolo comprenda che se l’economia alzasse gli stipendi – in Ticino mediamente
inferiori di 1'200 franchi rispetto al resto della Svizzera – lo Stato
spenderebbe meno in sussidi e incasserebbe di più fiscalmente. Meno male che
secondo Gehri “il mondo economico non vuole affamare il popolo, bensì
contribuire, oltre che con la ricchezza che viene distribuita, a rafforzare lo Stato
affinché questo possa essere gestito in maniera sana per intervenire
laddove è veramente necessario”. Perché di queste cose il mondo economico
non parla? Da ultimo, l’aspetto più eclatante ignorato dalla
riflessione del Presidente della CC è che il Ticino, siccome oltralpe è
considerato un cantone con un’economia relativamente forte, riceve dal 2008 –
anno della sua introduzione – contributi perequativi intercantonali che coprono
solo tra l’1 e il 2,5% della spesa pubblica, mentre gli altri cantoni
beneficiari che ora hanno debiti inferiori al nostro, hanno beneficiato di
contributi che coprono tra il 7 e il 39% della spesa pubblica. Centinaia di
milioni non incassati, perché la nostra economia è considerata forte. Tutti questi sono dati altrettanto incontrovertibili di cui
il mondo economico e i loro rappresentanti politici si guarda bene dal
parlarne. Attendiamo allora il loro sano e libero dibattito.
Marco Noi, granconsigliere e co-coordinatore Verdi del Ticino

