Partito Comunista
Chiudere le ambasciate indebolisce la neutralità e l’indipendenza della nostra politica estera!
Redazione
14.07.2023 08:18

Foto: ©Chiara Zocchetti
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Dopo aver umiliato a più riprese la neutralità svizzera, ora il Dipartimento
federale degli affari esteri (DFAE) intende snellire la propria rete esterna. E
lo fa nel momento peggiore, quando cioè la politica estera e la diplomazia
tornano ad assumere un ruolo di primaria importanza nell’agenda politica internazionale
a causa del declino del sistema atlantico e dell’affermarsi di un mondo
multipolare.
In questo contesto di transizione geopolitica e geoeconomica, un paese neutrale
come il nostro dovrebbe avere la lungimiranza di cogliere l’opportunità di rafforzare
il proprio prestigio internazionale favorendo la mediazione nei conflitti,
fungendo da ponte fra l’Occidente e l’Eurasia e i BRICS e invece il Consiglio
federale prima si allinea alla politica estera dell’UE a sua volta piegata ai
diktat degli USA, poi intensifica la subordinazione del nostro esercito alla
NATO, e infine smantella l'Ambasciata svizzera in Bolivia (compresi i servizi
consolari ad essa annessi) e addirittura valuta di chiudere il Consolato
generale svizzero di Chengdu in Cina. L’America latina e la Cina sono aree di
importanza strategica anche economicamente e commercialmente in cui la
diplomazia svizzera dovrebbe intensificare il proprio lavoro, non
disimpegnarsi!
Tali misure peraltro fanno parte di un programma di austerità che comporterà
altre misure di risparmio in ambito diplomatico per circa 60 milioni di franchi
e che si va ad aggiungere al netto peggioramento dei servizi consolari per i
nostri concittadini all’estero che dura già da tempo e che riguarda anche i
consolati in Europa. Uno dei punti che il Partito Comunista, attraverso la sua
lista "No UE - No NATO", solleverà durante la campagna elettorale per
il rinnovo del Consiglio Nazionale e del Consiglio degli Stati sarà proprio di
restituire prestigio e risorse al nostro corpo diplomatico e consolare!

