Piergiuseppe Vescovi
Chi decide per la Svizzera? La posta in gioco della neutralità
Redazione
18.09.2026 14:54

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Il 27 settembre non saremo chiamati
semplicemente a scegliere se essere o non essere neutrali. La questione è più
profonda: vogliamo continuare a considerare la neutralità un pilastro della
nostra indipendenza oppure accettiamo che venga progressivamente svuotata dalle
decisioni politiche del momento e dalle pressioni esterne?
La neutralità svizzera, affermatasi
storicamente e riconosciuta a livello internazionale con il Congresso di Vienna
del 1815, è parte integrante della nostra identità e della nostra politica
estera e di sicurezza. Ha permesso alla Svizzera di restare al di fuori delle
rivalità tra le grandi potenze, rafforzando la propria credibilità nella
mediazione, nei processi di pace e nella promozione del diritto internazionale
umanitario. Una larga maggioranza della popolazione continua a sostenerla,
riconoscendole un ruolo importante per la stabilità e il successo del Paese.
Oggi, però, quella scelta è sottoposta a nuove
pressioni. Le guerre sono tornate nel cuore dell'Europa e, parallelamente, la
Svizzera si è avvicinata sempre più a strutture e organizzazioni
internazionali, con un crescente allineamento alle posizioni dell'UE e delle
grandi potenze.
Cooperare con il mondo non è il problema. Al
contrario: la Svizzera deve continuare a dialogare, collaborare e mantenere
aperti i propri rapporti internazionali. Ma cooperazione non può significare
adesione sistematica alle scelte altrui, così come solidarietà non deve
trasformarsi in dipendenza.
In materia di politica estera e sicurezza si è
purtroppo manifestata una crescente tendenza ad adeguarsi agli orientamenti dei
nostri partner internazionali. Non si tratta di mettere in discussione le
nostre istituzioni, ma di porsi una domanda di principio: quanto margine deve
conservare la Svizzera per decidere autonomamente quando gli interessi dei
nostri partner e quelli del nostro Paese non coincidono?
Troppo spesso le nostre scelte sembrano essere
influenzate più dalle aspettative esterne che dalla volontà di preservare la
nostra posizione particolare e i nostri interessi. La domanda, allora, è
inevitabile: possiamo affidare soltanto alla discrezionalità delle autorità
la difesa di un principio che la maggioranza della popolazione considera
fondamentale?
L'iniziativa «Salvaguardia della neutralità»
propone di mettere questo principio al riparo dalle decisioni contingenti.
Chiede di sancire nella Costituzione una neutralità «permanente e armata», di
limitare la collaborazione con alleanze militari o difensive e di impedire, in
linea di principio, l'adozione di sanzioni contro Stati belligeranti, salvo
quelle decise dall'ONU e quelle necessarie a impedirne l'elusione. Al tempo
stesso, vuole rafforzare la funzione attiva della neutralità: prevenire e contribuire
a risolvere conflitti e offrire i buoni uffici della Svizzera come mediatrice.
Non è isolamento, è autodeterminazione.
Essere neutrali non significa voltarsi
dall'altra parte né rinunciare alla cooperazione internazionale. Significa,
prima di tutto, conservare la libertà di decidere. Una Svizzera neutrale può
collaborare, mantenere rapporti diplomatici e tecnici e dialogare con tutti,
senza rinunciare alla propria autonomia nella politica di sicurezza e nella
gestione dei conflitti.
Ma c'è un'altra condizione, spesso
dimenticata: la neutralità va anche difesa. Una neutralità credibile non può
fondarsi sull'idea di essere protetti da altri. Servono quindi un esercito
moderno e adeguatamente equipaggiato, un approvvigionamento sicuro e una solida
capacità industriale. Una neutralità che dipendesse dalla protezione di altri
Paesi sarebbe fragile e poco credibile. Neutralità e sicurezza, dunque, non
sono concetti contrapposti. Una neutralità credibile presuppone la volontà e
la capacità di assumersi la responsabilità della propria sicurezza.
Anche la geografia conta. Al centro
dell'Europa e lungo importanti collegamenti tra Nord e Sud, la Svizzera dispone
di infrastrutture ferroviarie, stradali ed energetiche attraverso le Alpi
strategiche per l'intero continente. In una situazione di crisi internazionale,
questa posizione rende ancora più essenziale una politica di sicurezza autonoma
e una concreta capacità di difesa.
È questa combinazione — posizione strategica e
capacità di difendersi — a rafforzare la nostra indipendenza e a preservare ciò
che la neutralità deve garantire: la libertà di decidere autonomamente come
comportarci in una crisi.
Proprio perché la Svizzera non appartiene a un
blocco militare, una posizione realmente non schierata può conservarle una
credibilità particolare come mediatrice, permettendole di offrire i propri
buoni uffici e di mantenere aperti canali di dialogo quando le parti non
riescono più a parlarsi. Una Svizzera neutrale può quindi offrire ciò che un
Paese apertamente schierato difficilmente può garantire: la possibilità di
parlare con tutti. È un ruolo che la Svizzera deve avere l'ambizione di
recuperare e rafforzare.
Per questo la neutralità non può essere
adattata alle convenienze del momento. Ha bisogno di una base chiara e
duratura. Portarla nella Costituzione come principio permanente e chiaramente
definito, significa proteggerla dalle oscillazioni delle maggioranze politiche
e dalle pressioni internazionali. Non significa sottrarre la politica estera
alla democrazia. Significa stabilire democraticamente un principio entro il
quale le autorità sono chiamate ad agire, garantendo continuità quando cambiano
governi, maggioranze ed equilibri internazionali.
La vera domanda del 27 settembre, allora, è
semplice: chi deve decidere come si comporta la Svizzera quando il mondo entra
in crisi? Le pressioni del momento? Le aspettative dei nostri partner? Oppure
dobbiamo conservare, come Paese sovrano, la libertà di scegliere autonomamente?
Votare Sì significa scegliere questa libertà, il
diritto della Svizzera di decidere da sola la propria strada.
Piergiuseppe Vescovi
economista

