Armando Donati
Che tristezza!
Redazione
08.10.2025 14:54

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Sono le uniche parole che ancora sono
riuscito a pronunciare domenica scorsa al termine del documentario passato alla RSI nella
rubrica Storie dal titolo L’ultimo lupo. Sapevo che lo scorso inverno nel canton
Vaud delle persone, accecate da un’ideologia perversa e da un
fanatismo che inquieta, avevano cercato di ostacolare l’opera
dei guardiacaccia che avevano ricevuto il mandato di uccidere dei lupi, ma la
mia immaginazione non era riuscita a pensare che a capo di una tale azione ci
potesse essere un allevatore di ovini, tale Fabrice, “il pastore che
vuole salvare il lupo”. E mentre scorrevano le immagini di questo gruppo di persone che
affrontavano neve e freddo pur di ostacolare l’ordine che i guardiacaccia
avevano ricevuto dalle autorità del loro cantone, nella mia mente scorreva un
altro filmato. Quello delle foto di tanti animali da reddito predati negli ultimi
vent’anni in Ticino e che diversi allevatori mi avevano inviato. Pecore che
tornavano all’ovile, ancora vive quindi, con la trachea spezzata o con le
interiora che fuoriuscivano dalla ferita della pancia. Capre ancora vive con
metà coscia posteriore mangiata dal lupo. E i loro proprietari avevano dovuto
sopprimerle poiché sul posto non c’era nessuno che lo potesse fare.
Donne e uomini disperati
Nella mia mente scorreva anche un altro filmato: quello dei volti di
tanti allevatori predati che ho incontrato o che ho sentito al telefono in
questi vent’anni. Donne e uomini sofferenti, disperati, a volte anche in
lacrime. Un filmato che mi porto dentro e che sarebbe bene se lo potessi
condividere con altri. È mai possibile che un allevatore di ovini si metta alla testa di un
gruppo di persone per ostacolare l’uccisione di un lupo che assieme al suo
branco si è specializzato nella predazione di giovani bovini? E siccome
nell’inverno 2024- 2025 hanno vinto questi contestatori dell’autorità
costituita, quello stesso branco nella scorsa estate ha predato altri 41
bovini. Come potrà questo allevatore guardare negli occhi i suoi colleghi e le
sue colleghe del canton Vaud, ma anche di tutta la Svizzera che continuano a
soffrire e a smettere a causa dei troppi lupi presenti? Un’attività che per
loro rappresentava l’essenza della loro vita. Che tristezza !
Manifestazione a Bellinzona
Secondo le stime delle autorità federali per poter assicurare la
presenza del lupo in Svizzera, come prescrive la Convenzione di Berna,
basterebbero 12 branchi. Attualmente i branchi accertati sono 36. In Ticino ne
basterebbe uno. Ce ne sono 7, mentre le coppie stabili sono almeno 4. Gli allevatori ticinesi e le organizzazioni che li rappresentano negli
scorsi anni si sono rivolti alle autorità cantonali e federali con numerosi
scritti per denunciare una situazione sempre più insostenibile. Senza ottenere
risultati. Avrebbero potuto anche essere molto più aggressivi. Ora da parte del Gruppo territori e alpeggi, formato da UCT, STEA,
ALPA, APTdaiGP, Federazione dei consorzi di allevamento e Federazione delle
condotte veterinarie, è stata lanciata una petizione popolare e il 18 ottobre
vi sarà a Bellinzona una manifestazione pubblica a sostegno della pastorizia.
Firmiamo e partecipiamo. È l’ultima occasione per cercare di salvaguardare ciò
che rimane dell’allevamento ovicaprino in Ticino.
Armando Donati, ex-presidente dell’Associazione per la protezione del
territorio dai grandi predatori

