Piergiuseppe Vescovi
Ceto medio: ultimo appello per una maggiore giustizia fiscale
Redazione
25.09.2025 09:34

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Sul modo a dir poco discutibile con cui
Consiglio di Stato e città hanno preso posizione sull’iniziativa della Lega per
una più ampia deducibilità dei premi di cassa malati mi sono già espresso.
Resta l’amarezza per un episodio che segna un momento triste della politica
recente, sempre più smarrita e confusa.
Sul piano dell’evoluzione dei premi della
cassa malati un punto rimane fermo: senza un intervento deciso a livello
federale sarà molto difficile contenere l’esplosione dei costi della salute, un
settore particolare in cui l’offerta finisce troppo spesso per determinare la
domanda, con un ruolo rilevante da parte dell’industria farmaceutica. A livello
cantonale, però, lo spazio d’azione non può che passare dalla leva fiscale.
Venendo all’iniziativa della Lega, è
innegabile che essa rappresenti almeno un parziale rimedio a una palese
ingiustizia fiscale, cresciuta negli anni insieme all’aumento ininterrotto dei
premi. La legge fiscale attuale risale al 1994: se allora le deduzioni ammesse
potevano avere una loro logica, oggi non è più così.
In concreto, l’iniziativa propone di aumentare
le deduzioni di 3'500 franchi per i singoli e di 7'000 per i coniugati. Per
capire meglio l’impatto reale, ho voluto vedere cosa questo significherebbe per
diverse fasce di reddito imponibile, considerando livelli compresi tra i 60'000
e i 100'000 franchi annui: una forbice che può a ragione essere ricondotta al
cosiddetto ceto medio.
Ebbene: con un reddito imponibile di 60'000
franchi, il risparmio fiscale annuo per l’imposta cantonale sarebbe di 400
franchi per un singolo (pari al 10%) e di 550 per una coppia (25%). A 100'000
franchi, il vantaggio salirebbe di poco, a 450 franchi per il singolo (pari al 5,0%)
e a 900 per la coppia (13.5%).
Considerando un moltiplicatore comunale
dell’85% (circa il valore medio fra le diverse realtà), il risparmio
complessivo ammonterebbe a 750 franchi per i singoli e a 1'000 per i coniugati
con imponibile di 60'000. Risparmio che passerebbe rispettivamente a 800 e 1'650
franchi in presenza di un imponibile di 100'000. Le percentuali di sgravio
rimangono pressoché identiche.
È quindi difficile sostenere, come fanno
alcune fonti di area progressista, che la misura andrebbe a beneficio esclusivo
delle fasce più agiate. Anche con redditi imponibili di 200'000 franchi il
risparmio per l’imposta cantonale rimarrebbe contenuto: 500 franchi per un
singolo (2%) e 1'000 per i coniugati (5%), percentuali sempre riferite al
risparmio sull’importo dovuto senza considerare le maggiori detrazioni
richieste dall’iniziativa.
Chiarito questo punto – troppo spesso distorto
per alimentare pregiudizi verso l’iniziativa – non resta che auspicare che il
ceto medio sappia accogliere questa proposta ragionevole e necessaria. Non una
svolta epocale, certo, ma finalmente un gesto concreto verso chi da sempre
sopporta gran parte degli oneri di uno Stato costoso e sovradimensionato.
I minori introiti per gli enti pubblici
derivanti da questo adeguamento sono molto contenuti: poco più dell’1% rispetto
alla spesa complessiva. Importi che potrebbero essere facilmente assorbiti da
un minimo di risparmio, vocabolo purtroppo sempre meno conosciuto da chi ci
governa.
Su questo fronte non nutro più troppe illusioni. In ogni caso, con questa
iniziativa si offrirebbe almeno al ceto medio un segnale giusto e atteso da
tempo.
Piergiuseppe Vescovi, economista

