Amalia Mirante
CdA e partiti: poche regole per fare chiarezza
Redazione
24.09.2026 16:23

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Quando
un'azienda appartiene ai cittadini non basta che faccia utili: deve anche
essere governata in modo limpido e deve essere chiaro dove finisce l'interesse
pubblico e dove iniziano gli interessi personali o politici.
La discussione
in corso sui compensi del Consiglio di amministrazione delle AIL riporta
d'attualità il problema. Secondo i dati pubblicati da Ticinonews, nel solo
primo semestre del 2026 il presidente del CdA avrebbe percepito tra 80 e 90
mila franchi e il vicepresidente tra 70 e 80 mila.
Troppo? Troppo
poco? Non è questo il punto che mi interessa discutere. La questione viene
prima: quando parliamo di un'azienda interamente pubblica, ogni franco deve
poter essere spiegato e ogni nomina deve essere al riparo dal sospetto che una
poltrona sia diventata il prolungamento di una carriera politica.
Già nel marzo
del 2025, in Consiglio comunale a Lugano, Avanti con Ticino&Lavoro aveva
sollevato il tema dei conflitti d'interesse e della trasparenza nella
governance di AIL. Nella sua risposta lo stesso Municipio riconosceva che
concentrare più ruoli nella stessa persona "non è una soluzione
ottimale" e sottolineava la necessità di separare con chiarezza le
responsabilità. Sono d'accordo e credo che sia arrivato il momento di passare
dalle buone intenzioni a regole semplici.
Chi viene
nominato nel Consiglio di amministrazione di un'azienda pubblica deve essere
scelto per competenza, esperienza e indipendenza e deve essere estraneo a
cariche politiche attive: niente consiglieri comunali nei CdA, ma nemmeno
presidenti, copresidenti, capigruppo o dirigenti di partito. Essere impegnati
politicamente non è una colpa, ma un Consiglio di amministrazione non può
trasformarsi in una seconda assemblea politica, con le sedie distribuite
secondo i rapporti di forza tra partiti, né una poltrona pubblica dovrebbe
diventare il premio per anni di militanza, fedeltà o equilibri interni.
Diverso è il
caso dei municipali. Nelle aziende pubbliche strategiche la loro presenza è
necessaria, perché il Municipio deve poter rappresentare direttamente il
proprietario, cioè il Comune e in ultima analisi i cittadini, vigilando e
assumendosi la responsabilità politica di ciò che accade nelle società della
collettività. Ma proprio per questo il municipale non dovrebbe ricavare un
reddito personale aggiuntivo da quella funzione. È già pagato dai cittadini per
rappresentare il Comune e tutelarne gli interessi e, se siede in un CdA perché
è municipale, il compenso dovrebbe quindi tornare al Comune.
Aggiungerei
infine una regola altrettanto semplice: pubblicare ogni anno, nome per nome,
tutti i compensi percepiti dai membri dei CdA delle società pubbliche,
indicando parte fissa, parte variabile, commissioni e gettoni, senza formule
vaghe e senza aspettare che siano i giornalisti a ricostruire le cifre. Sia
chiaro: non c'è nulla di scandaloso nel pagare bene una persona competente che
assume responsabilità importanti. Anzi. La competenza ha un valore e le
responsabilità devono essere remunerate. Ma qui si parla di un'azienda pubblica
che opera praticamente in monopolio e che dispone già di organi dirigenziali il
cui lavoro non deve essere duplicato dal CdA. Il problema nasce quando i
cittadini non possono sapere con chiarezza chi viene nominato, perché e quanto
viene pagato.
La trasparenza
non è un fastidio da sopportare, ma il prezzo minimo da pagare quando si
amministrano soldi e aziende che appartengono alla collettività. Le aziende
pubbliche appartengono a tutti: bisognerebbe ricordarselo ogni giorno.
Amalia Mirante, deputata di Avanti con Ticino&Lavoro

