Fabio Regazzi
Catastrofi naturali: l’auto-aiuto non basta
Redazione
03.06.2025 17:21

Foto: ©Gabriele Putzu
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Negli scorsi giorni, il Consigliere federale Albert Rösti ha
ribadito la sua contrarietà all’istituzione di un fondo federale per le
catastrofi naturali, affermando che l’"auto-aiuto" nelle regioni
colpite debba restare prioritario e che eventi naturali di questa portata sono
fenomeni isolati. Se da un lato comprendo la necessità di rispettare il
principio di sussidiarietà e il delicato equilibrio tra i livelli istituzionali
del nostro federalismo, dall’altro ritengo questa posizione insufficiente e
inadeguata rispetto alla realtà che stiamo affrontando. Il Consigliere federale
è poi stato smentito solo qualche giorno dopo le sue affermazioni: il dramma di
Blatten, dove il crollo del ghiacciaio del Birch sta mettendo in ginocchio
un’intera valle, è l’esempio più recente di come queste catastrofi naturali
siano, purtroppo, un fenomeno sempre più diffuso.
L’estate 2024 ci ha messo di fronte a eventi climatici
estremi con un’intensità e una frequenza senza precedenti. Le precipitazioni
torrenziali che hanno colpito numerose regioni del Paese – con la Svizzera
italiana particolarmente toccata da questi eventi, penso a Vallemaggia, Val
Bavona e Mesolcina – hanno lasciato un segno profondo non solo nel territorio,
ma anche nel tessuto economico e sociale di intere comunità. In molti casi, le
attività economiche si sono dovute fermare per settimane se non mesi a causa
dell’indisponibilità di infrastrutture essenziali: ponti crollati, strade
interrotte, reti elettriche danneggiate, acquedotti inutilizzabili.
Anche se ora il Consiglio federale ha concesso, sotto
pressione dei Cantoni, un aiuto straordinario alle regioni più colpite, non
possiamo affidarci ogni volta all’eccezionalità e all’emotività del momento.
Occorre passare da una solidarietà reattiva a una solidarietà strutturata.
Serve uno strumento permanente, chiaro, trasparente e tempestivo: un fondo
federale per le catastrofi naturali.
Nel settembre scorso ho presentato un’iniziativa
parlamentare in tal senso. L’obiettivo è semplice: garantire risorse immediate
ed efficaci per affrontare le emergenze, in modo da offrire alle comunità
colpite una prospettiva di rilancio rapida. Le modalità di creazione di un
simile fondo possono essere diverse e meritano una riflessione aperta: si
possono immaginare strumenti pubblico-privati, come l’emissione di obbligazioni
territoriali, oppure soluzioni analoghe. Il Consiglio federale, nell’ambito
della sua competenza regolamentare, dovrà definire i criteri per il
finanziamento, la forma giuridica, i beneficiari e le condizioni per accedere
al fondo, tenendo conto anche della forza finanziaria dei Cantoni.
L’auto-aiuto locale è importante, ma non può bastare quando
un Comune o un Cantone – peraltro, spesso si tratta di regioni già
strutturalmente più deboli – è travolto da eventi che superano la propria
capacità di azione. Lo stesso principio di sussidiarietà evoca, in questi casi,
l’obbligo di intervento della Confederazione. Non si tratta di sovvertire il
nostro sistema, ma di rafforzarlo con un meccanismo di sicurezza condiviso. E
non siamo certo i primi a pensarci: Paesi a noi vicini prevedono già sistemi
simili per garantire tempestività e coerenza nell’aiuto pubblico in caso di
disastri naturali.
Davanti a scenari come quelli dell’estate scorsa o quello
che stiamo vivendo adesso nella Lötschental, la risposta non può dipendere solo
dalla buona volontà o dalla pressione del momento. Serve un piano. La realtà
climatica con cui ci confrontiamo oggi non consente più approcci improvvisati.
È il momento di dotare la Svizzera di un meccanismo strutturale che risponda
con prontezza ed equità alle catastrofi naturali. Un fondo catastrofi federale
non è solo una misura tecnica: è un atto di responsabilità verso le generazioni
presenti e future.
Fabio Regazzi, Consigliere agli Stati il Centro e
presidente usam

