Lorenzo Quadri
Cassa pensioni dello Stato: stiamo gettando miliardi in un pozzo senza fondo
Redazione
16.05.2024 15:02

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L’allora direttore del DFE Dick Marty negli anni Novanta definì
la Cassa pensioni dello Stato (IPCT) “la Rolls Royce delle casse pensioni”. E
per decenni il Cantone è andato avanti con la Rolls Royce, quando sarebbe stato
tempo di passare alla Toyota. Senza sorpresa, il risultato è un disastro. IPCT
è, per quanto attiene alla situazione finanziaria, il peggior istituto
previdenziale della Svizzera. Però fino all’anno scorso il suo tasso di
conversione era un improponibile 6.17% quando, secondo i parametri attuariali,
dovrebbe essere del 4.86%. Da quest’anno è sceso al 6.05%. Ma la media
delle casse cantonali è il 5.27%.
E’ evidente che IPCT vive al di sopra delle proprie possibilità.
Il suo tasso di copertura è infatti miserrimo, il più basso di tutte le casse
cantonali: attualmente è del 64,85%. La seconda peggiore cassa è quella
cantonale vodese, con una copertura al 69.72%. Poi ci sono un paio di Cantoni
romandi che navigano sul 75%. Mentre ben 18 istituti previdenziali cantonali si
attestano sopra il 100%. Quello del Canton Grigioni può addirittura vantare un
113.26%.
A ciò si aggiunge che IPCT ha un disavanzo di 3 miliardi di
franchi, quindi superiore a quello del Cantone. Il debito pubblico cantonale è
di circa 2.5 miliardi. In totale ci troviamo davanti ad un macigno di 5.5
miliardi che grava sul groppone del contribuente.
Per questo disastro ci sono dei responsabili. Ossia le varie
direzioni PLR del DFE che si sono succedute nel corso dei decenni, e le
maggioranze politiche di centro-sinistra che hanno sempre temporeggiato con il
risanamento della cassa pensioni cantonale per non scattivarsi i funzionari
statali, poiché essi (con i loro familiari) rappresentano un consistente bacino
di voti. Intanto il conto di questi tatticismi elettorali lo paga il contribuente,
sempre più spremuto come un limone.
I cittadini che lavorano nel privato hanno già dovuto risanare
le loro, di casse pensioni. Senza alcun aiuto statale. E di certo non
beneficiano – né mai beneficeranno – di tassi di conversione del 6.17%, ma
semmai del 5% o anche meno. E questo vale anche per altre casse pubbliche:
quella del Canton Grigioni applica il 4.7%, quella del Canton Berna il 4,8%,
idem quella delle FFS.
Anche la città di Lugano negli anni scorsi ha dovuto risanare la
propria cassa pensioni, che adesso ha una copertura ben superiore al 95%. Lo
stesso percorso, non facile, l’hanno dovuto affrontare vari altri enti
pubblici.
Con l’IPCT invece si va avanti a rattoppi pagati a carissimo
prezzo dal contribuente.
Mezzo miliardo venne deciso nel 2012 dal parlamento cantonale,
con l’assicurazione che poi non si sarebbe più chiesto niente. Già sette anni
dopo, i vertici dell’istituto pretendevano un ulteriore mezzo miliardo.
Oltretutto adducendo motivazioni inconsistenti: ad esempio il basso rendimento
dei capitali. Un problema che, ovviamente, tocca tutte le casse pensioni. Però
solo IPCT è allo sbaraglio.
Le misure di compensazione per le rendite pensionistiche su cui
saremo chiamati a votare il prossimo 9 giugno costituiscono l’ennesima
capitolazione della politica, finanziata con i soldi degli altri.
Infatti stiamo parlando di un contributo annuo di 21.8 milioni
di franchi da versare “in vita eterna”; in vent’anni, fanno quasi mezzo
miliardo. A ciò vanno aggiunti 293 milioni che, con magheggi contabili, IPCT
alloca a favore degli assicurati. I beneficiari di questo nuovo tesoretto di
cui nessuno parla saranno però i funzionari anziani con alle spalle una carriera
piena e con stipendi elevati. Quindi (per usare un’immagine molto attuale
in questi giorni) piove sul bagnato. Si sostengono i
privilegiati, mentre i collaboratori più giovani o le donne che hanno delle
interruzioni di carriera non vedranno nulla.
Tirando le somme: il conto dei “cerotti” pro-IPCT ammonta a mezzo miliardo deciso una
decina di anni fa, più 21.8 milioni all’anno “da qui all’eternità” (in
votazione il 9 giugno) che in due decenni fanno un altro mezzo miliardo, più i
300 milioni del tesoretto a beneficio di quelli già messi meglio. Siamo così
a quota 1.3 miliardi di franchi.
E non è ancora finita. C’è
(almeno) il 50% di probabilità che tutto questo comunque non basterà, e che i
cittadini saranno chiamati di nuovo alla cassa.
In più anche i Comuni affiliati all’IPCT dovranno metterci del
loro. Il che avverrà, ovviamente, con i soldi dei contribuenti.
Davanti ad una simile situazione, gli slogan di sindacalisti ed
affini a favore delle misure di compensazione non si possono ascoltare. Costoro
ripetono come un mantra che “lo Stato
deve pagare”. Ma i soldi dello Stato non crescono sugli alberi. Sono i soldi
dei cittadini.
E’ poi il colmo che, nel nome della “solidarietà”, adesso si
pretenda di far pagare ai lavoratori del privato – quelli che hanno già dovuto
risanare le loro, di casse pensioni; ed ovviamente senza aiuti pubblici – anche
il mantenimento dei privilegi pensionistici dei garantiti. Intanto i
troppi pensionati d’oro del Cantone non saranno chiamati a contribuire in alcun
modo, in virtù dei diritti acquisiti.
Questo andazzo è la negazione della pretesa “solidarietà”. Qui
si sta facendo i Robin Hood al contrario. Per rompere questo circolo vizioso,
il prossimo 9 giugno votiamo NO alle misure di compensazione IPCT. Occorre fare tabula rasa della governance
dell’istituto pensionistico cantonale; altro che andare avanti con cerotti di
platino. In caso contrario, la spremitura dei contribuenti non finirà mai.
Lorenzo Quadri Consigliere nazionale, Municipale di Lugano, Lega dei Ticinesi

