Amalia Mirante
Cassa malati: il conto lo paghiamo noi
Redazione
19.09.2025 15:07

Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.
Ognuno voterà
come crede, e ci mancherebbe. Ma per farlo serve trasparenza. Il problema dei
premi di cassa malati è reale; la soluzione proposta, purtroppo, no. Con una
mano si dà, con l’altra si toglie. Le soluzioni semplici a problemi complessi
non esistono. E lo ammettono gli stessi iniziativisti: i conti non tornano.
Nel primo anno al Cantone servono
almeno 300 milioni per i sussidi. Ma il Ticino non è Zugo: i soldi non ci sono.
Nel 2027 il deficit sarà già sopra i 150 milioni. Gli iniziativisti cercano di
tranquillizzarci: “non tutti chiederanno l’aiuto, quindi costerà meno”. Ma lo
capite bene: se ho diritto a un sussidio e posso risparmiare, perché dovrei
rinunciare? Lo Stato deve calcolare i costi per il 100% dei cittadini, non su
una parte.
Quindi i
milioni restano 300. E i premi crescono anno dopo anno. Nel 2027 i costi
potrebbero essere già 330 milioni, l’anno dopo 350… e così via. Non ci sono
studi seri sul medio periodo, solo calcoli sul primo anno.
Sul fronte
entrate non va meglio. Aumentarci (a noi cittadini) le imposte del 10% porta
150 milioni, ma ne mancano altri 150. Si pensa ai 40 milioni del valore di
stima degli immobili: peccato che sono già in bilancio per scuole, asili,
ambiente e metà appartengono ai Comuni. Cosa facciamo, glieli togliamo?
Ultima idea: alzare l’imposta sulla sostanza dal 2.5‰ al 3.5‰. Ma così si
rimettono in discussione accordi già votati con la riforma fisco-sociale,
rischiando di far saltare i contributi delle aziende che oggi sostengono asili
nido e rette delle famiglie.
C’è poi
l’effetto incentivi: se tanto paga lo Stato, i cittadini non cercheranno più la
cassa meno cara e le casse malati non avranno più interesse a proporre anche
premi più bassi. Risultato: ancora meno concorrenza e spesa sanitaria che
continua a crescere.
Insomma, anche
con l’aumento delle nostre imposte, mancano ancora almeno 150 milioni. La
politica li prenderà da qualche parte: o con nuove imposte per tutti o, più
probabilmente, tagliando beni e servizi. E i tagli, come sempre, colpiranno i
più fragili: scuole, anziani, sociale, cultura, ambiente. Nessuno resterà
escluso.
Fare politiche
che rischiano di far deragliare le finanze dello Stato non è un gioco. È un
esercizio serio, non uno slogan. Prima servono analisi solide, poi proposte.
Dove sono queste analisi?
Alla fine, la
scelta è nostra. Ognuno voterà come crede. Ma è giusto sapere come andrà a
finire: il conto non sparisce. Non lo pagheremo più nella fattura della cassa
malati, lo pagheremo con le imposte, con le rette degli asili nido e delle case
anziani. Nessun fantomatico miliardario correrà in nostro soccorso. Noi
cittadini dovremo salvarci da soli.
Amalia
Mirante, deputata di Avanti con Ticino&Lavoro

