Lorenzo Quadri
Cassa malati: ceto medio di nuovo depredato?
Redazione
27.07.2025 08:04

Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.
Il 28 settembre, i ticinesi
saranno chiamati a votare su due iniziative popolari a tema cassa malati:
quella della Lega, che chiede la deducibilità fiscale integrale dei premi di
assicurazione malattia, e quella socialista, secondo la quale “il premio di
cassa malati non deve superare il 10% del reddito disponibile”.
L’iniziativa PS non abbasserà i
premi; farà semplicemente esplodere i sussidi. Si parla di 300 milioni di
franchi in più ogni anno, oltre ai 420 milioni che il Cantone spende oggi a
questa voce. E la somma è destinata a lievitare rapidamente, dato che i premi
crescono più dei salari. Chi pagherà il conto? Sempre i soliti: i contribuenti
del ceto medio, tramite pesanti aggravi fiscali. Infatti si parla di portare il
moltiplicatore cantonale al 120%. Una follia.
Già oggi, al momento di stipulare
l’assicurazione obbligatoria LAMal, i contribuenti del ceto medio non troppo
anziani e in condizioni di salute accettabili scelgono la franchigia massima,
per risparmiare sui premi: di conseguenza, le cure mediche se le pagano da soli
per intero. Ciò significa che queste persone sborsano svariate migliaia di
franchi all’anno di premi di cassa malati per pagare le cure non per sé, ma per
gli altri. In più, con le loro imposte, finanziano i sussidi di cassa malati
agli altri. Secondo l’iniziativa PS, questi cittadini verrebbero ulteriormente salassati
per distribuire nuovi sussidi a pioggia; oltretutto in base ad un criterio
fumogeno come quello del reddito disponibile.
Altra conseguenza di un’eventuale
approvazione dell’iniziativa socialista: tanti cittadini del ceto
medio-superiore faranno due calcoli e smetteranno di lavorare al 100%.
Riducendo la percentuale d’impiego (magari al 60% o al 70%), pagheranno molte
meno imposte e magari beneficeranno essi stessi di maxisussidi di assicurazione
malattia, invece di pagarli agli altri. Senza che il loro tenore di vita
globale ne risenta più di tanto. Così il numero di beneficiari di sussidi crescerà
in modo esponenziale, ma in compenso non ci sarà più nessuno a finanziarli. Il
risultato è scontato: il crollo del sistema.
Il tetto massimo del 10% avrebbe
inoltre un effetto deresponsabilizzante: chi lo raggiunge non si porrà più
alcun freno nel consumare prestazioni sanitarie inutili, tanto il conto lo paga
qualcun altro. I professionisti della sanità ne approfitteranno a propria volta
per erogare - e fatturare - prestazioni superflue. Un circolo vizioso che
spingerà i costi della salute ancora più alle stelle.
Per dare un po’ di sollievo al
ceto medio, l’unica soluzione cantonale è quella proposta dall’iniziativa
leghista: ossia la deducibilità integrale dei premi di cassa malati, che per il
Cantone avrebbe un costo sopportabile (55 milioni di franchi all’anno).
Al di là di
questo, il problema dei debordanti costi della salute si risolve solo con
scelte impopolari a livello di offerta sanitaria. Da qui non si scappa. Il
margine per temporeggiare è esaurito.
Lorenzo Quadri
Consigliere
nazionale
Lega dei Ticinesi

