Partito Comunista
Casa dello Studente di Bellinzona: un compromesso importante, ma lo Stato adesso non si disimpegni!
Redazione
08.07.2025 08:07

Foto: ©Chiara Zocchetti
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Il Consiglio di Stato ticinese ha deciso di procedere con la chiusura della
Casa dello Studente di Bellinzona, motivando tale scelta con un tasso di
occupazione ritenuto insufficiente – pari al 50% dei posti letto disponibili –
e un disavanzo di poco superiore ai 110mila franchi all’anno. La decisione ha
generato un malcontento diffuso non solo da parte del Partito Comunista, che ha
reagito con un’interrogazione parlamentare datata 17 marzo 2025 a firma dei
deputati Massimiliano Ay e Lea Ferrari, ma anche tra numerosi rappresentanti
politici delle regioni periferiche e tra le organizzazioni giovanili e
sindacali. Ricordiamo che l’appello lanciato dal Sindacato Indipendente degli
Studenti e Apprendisti (SISA) per salvare la Casa dello Studente ha raccolto
ampie adesioni da parte di varie associazioni: dalla Gioventù Comunista ai
Comitati studenteschi dei licei cantonali, passando per i sindacati VPOD e OCST,
fino ad arrivare a organizzazioni come “Pro Juventute”, che si sono mobilitati
trasversalmente per garantire che il diritto allo studio non fosse penalizzato
dalla distanza geografica fra il domicilio e la sede scolastica.
Il Consiglio di Stato ha risposto alla nostra interrogazione confermando da un
lato la chiusura della struttura, ma annunciando anche una soluzione
alternativa a favore degli studenti pendolari: si tratta di un progetto pilota,
limitato per ora al solo anno scolastico 2025/2026, che prevede l’utilizzo
degli spazi del centro di prima accoglienza di Casa Marta. Il Partito
Comunista, pur esprimendo rammarico per l’ennesimo taglio a un servizio
pubblico per le famiglie e rifiutando la logica delle “casse vuote” che impone
continue misure di austerità, riconosce al tempo stesso che la tempestiva
reazione del nostro Partito e la mobilitazione degli studenti hanno prodotto
perlomeno un risultato concreto che ha giustamente soddisfatto il sindacato
studentesco.
Non ci sfugge tuttavia come tale compromesso non sia frutto dell’iniziativa del
governo stesso, bensì della Fondazione Casa Marta, che ha agito autonomamente
proponendo al Dipartimento dell’Educazione, della Cultura e dello Sport (DECS)
di mettere a disposizione i propri spazi. Questo elemento conferma, purtroppo,
la scarsa proattività del Consiglio di Stato, che ha dato prova ancora una
volta di non essere in grado di anticipare i bisogni della popolazione se non
sotto pressione. Il Partito Comunista resta inoltre perplesso sia per quanto
concerne la durata della misura, sia sui modesti importi finanziari
allocati, sia per il fatto che i rapporti tra le famiglie e la Fondazione Casa
Marta avverranno senza l’intermediazione dell’ente pubblico: una soluzione che
ci auguriamo non preannunci un futuro disimpegno da parte dello Stato.
Se da un lato è giusto quindi, come fatto dal SISA, qualificare come una
vittoria politica questo risultato parziale, dall’altro non possiamo abbassare
la guardia: sarà fondamentale monitorare il progetto pilota affinché il diritto
allo studio non venga subordinato a logiche risparmiste. Infine ricordiamo
che il Partito Comunista, prima dell’estate, ha depositato una mozione
intitolata “Alloggi e case per giovani in formazione” in cui si propone al
Cantone di far leva sul diritto di prelazione rispetto agli appartamenti
sfitti.

