Renato Reichlin
Cantone povero o povero Cantone?
Redazione
23.03.2023 16:00

Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.
Fra qualche giorno
celebreremo uno dei riti della democrazia: l’elezione dei “nostri
rappresentanti” in governo. Eppure non sono contento come dovrebbe essere ogni
cittadino in questa circostanza. Vedo stanchezza nei partiti, in formazioni che
dovrebbero invece assicurare una sempre nuova ed efficiente cinghia di
trasmissione tra noi cittadini e l’esercizio del governo. Come succede nei
motori, l’usura compromette il buon funzionamento ed è a rischio “panne”. Nei
partiti maggiori vedo soprattutto l’ambizione di (ri)occupare lo Stato, di
servirsene piuttosto che di servirlo, garantendosi una situazione-fotocopia.
Vivo nel Cantone più
povero della Svizzera; maglia nera negli abusi salariali e nelle condizioni di
lavoro (stress, paura di perdere il posto di lavoro, armonizzazione
lavoro-famiglia, ecc.); meno trasparente nella pubblicazione delle commesse
pubbliche; fanalino di coda nel divario di stipendio tra uomini e donne nel
settore privato; in fondo alla classifica dei Cantoni che sanno trarre benefici
dall’apprendistato e per contro tra i Cantoni con il maggior abbandono
scolastico post-obbligatorio.
Vivo in un Cantone
che vanta però anche dei record: nella motorizzazione; nell’indebitamento; negli interventi al cuore e in quelli
chirurgici a rischio; nel consumo di antibiotici e sonniferi; nel più marcato
aumento dei prezzi al consumo e delle cassa malati. Per non dire della
diffusione delle malattie sessualmente trasmissibili, della densità di ritrovi
pubblici (doppia rispetto alla media svizzera), della carenza di pulizia e
igiene sui trasporti pubblici…
Vivo in un Cantone in
cui riforme importanti come quelle della Scuola sono piegate a rispondere “hic
et nunc” alle esigenze dell’economia: di un’economia asfittica come quella
nostrana, priva di una vera cultura imprenditoriale e che campa in gran parte
su salari indegni (che spingono i giovani ad accasarsi altrove…), sullo
sfruttamento di manodopera d’importazione a basso costo, sulla delocalizzazione.
Vivo in un Cantone
che redige preventivi che vengono grossolanamente smentiti tre giorni dopo la
loro approvazione e dove bisogna ricorrere ad audit sufficientemente lontani
per indagare disfunzionamenti nell’amministrazione pubblica, altrimenti coperti
dall’omertà o l'incestuosità del “Tutto ok!”.
Eppure a fronte a
questo “curriculum” ci sono candidati che chiedono di essere confermati per un
terzo o addirittura quarto mandato: gente che aspira a (ri)occupare luoghi di
potere per 12, addirittura 16 anni. E che lo minacciano tranquillamente fin dai
manifesti elettorali: “Continuità”, quando il nostro Paese avrebbe bisogno
dell’esatto contrario! Dalla stessa area Lega-Udc arriva però anche l’invito
opposto: “Cambiamo ORA!”. Un “taja e medega” degno del fratello Plr. Spesso
leggo anche promesse di “Concretezza” da parte di “forze” che hanno dimostrato ampiamente di non averla mai avuta.
Il mio non è un
invito a non andare a votare. Al contrario, andiamoci tutti, convinti della
necessità di rinnovare i nostri dirigenti. Negli stanchi dibattiti di questi
giorni una nota positiva c’è stata. Quella di alcuni giovani appassionati e
preparati, con il fuoco sacro dell’impegno e del cambiamento, ben sintonizzati
con le prospettive future e ben equipaggiati di presente. Diamo fiducia a loro,
consegnamo il nostro Paese alla loro energia, alla loro volontà di fare, al
loro idealismo, alla loro modernità. Lasciamo a casa quella pletora di
inadeguate consunte cariatidi così che di loro un giorno si potrà tutt’al più dire
che “perché son morti, si sa che furon vivi”…
E che vinca la vera
democrazia! Quella dinamica, vivace, piena di energia, che sa rinnovarsi ed
evitare la calma piatta dei “soliti noti”.
Renato Reichlin,
cittadino perplesso

