Piergiuseppe Vescovi
Cantone: l’inerzia non è più un’opzione
Redazione
19.05.2025 14:21

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Alla fine del
2024, il capitale proprio del Cantone Ticino risultava in territorio negativo,
attestandosi a -215,9 milioni di franchi. Questo dato segnala una preoccupante
condizione di indebitamento netto e impone una seria riflessione sulla
sostenibilità delle finanze cantonali. A differenza di altri osservatori,
ritengo indispensabile adottare misure strutturali per garantire l’equilibrio
dei conti pubblici nel lungo periodo. L’urgenza di
un riequilibrio finanziario non può più essere ignorata. Un ulteriore aumento
del debito pubblico comporterebbe conseguenze gravi: un aggravio del carico
finanziario sulle generazioni future e una ridotta capacità di investimento in
progetti strategici, in particolare nel settore infrastrutturale. Il primo passo
necessario è affrontare con decisione l’inefficienza strutturale
dell’amministrazione cantonale, le cui dimensioni e rigidità generano costi
elevati, sia per il personale sia per l’acquisto di beni e servizi. L’attuale
modello organizzativo appare superato, sproporzionato e incapace di rispondere
con efficacia alle sfide contemporanee. L'apparato dirigente mostra spesso una
scarsa propensione a rinnovarsi, alimentando una cultura interna resistente al
cambiamento.
Serve una riforma profonda
Le soluzioni
semplicistiche, come i tagli lineari, si sono dimostrate controproducenti:
finiscono per penalizzare i servizi più vulnerabili senza incidere sulle vere
fonti di spreco. Serve invece una riforma profonda, graduale e ben pianificata,
fondata su un’analisi oggettiva del funzionamento della macchina
amministrativa. Una revisione seria, capace di distinguere ciò che è essenziale
da ciò che può essere razionalizzato o eliminato. Oggi la spesa
pubblica cresce a ritmi allarmanti. Se confrontata con quella di altri Cantoni,
emergono le debolezze strutturali del nostro sistema organizzativo. A
peggiorare la situazione, contribuisce il meccanismo attuale di budgeting, che
prevede un adeguamento automatico delle spese all’inflazione. Questo sistema
incentiva la spesa in modo acritico, alimentando inefficienze e privando il
processo di controllo e responsabilità. È dunque
necessario superare questa logica e introdurre un approccio rigoroso di budgeting zero-based, in cui ogni voce di
spesa venga giustificata e valutata ex novo. Solo attraverso una verifica
puntuale e trasparente dei bisogni reali si potrà costruire un sistema più
snello e responsabile.
Rimettere al centro l'efficacia dei servizi pubblici
Ma per
riformare davvero la pubblica amministrazione servono visione, coraggio e,
soprattutto, indipendenza. Troppo spesso la politica si mostra subordinata a
un’élite burocratica autoreferenziale, che resiste al cambiamento e perpetua
dinamiche opache, anche nei processi di nomina e sostituzione dei dirigenti.
Questo immobilismo ostacola l’innovazione e alimenta una cultura amministrativa
che percepisce ogni riforma come una minaccia. Per innescare
un cambiamento autentico, occorre rimettere al centro l’efficienza e
l’efficacia dei servizi pubblici, attraverso una revisione critica delle loro
funzioni e obiettivi. L’organizzazione interna va ripensata in modo profondo,
abbandonando le logiche verticali e favorendo l’adozione di tecnologie
innovative. Solo così sarà possibile costruire una pubblica amministrazione
moderna, sostenibile e davvero al servizio dei cittadini.
Di fronte alla crescita incontrollata della spesa pubblica, che grava sul ceto
medio e riduce la competitività del nostro territorio, l’inerzia non è più
un’opzione. Servono riforme vere, guidate da competenza, trasparenza e
responsabilità. Solo così potremo affrontare con successo le sfide di oggi e di
domani.
Piergiuseppe
Vescovi, economista

