Tiziano galeazzi
Cantone e Comuni, si metta al centro il cittadino e si ricostruisca il paese
Redazione
03.03.2025 09:16

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Nel 1991 il Consiglio di Stato si riunì sul Lago d’Orta per riformare
Dipartimenti e Amministrazione. Oggi sarebbe necessario un summit simile, anche se si
potrebbe optare per un rifugio ticinese, meno costoso, per ripensare in modo
concreto e non solo sulla carta ai rapporti tra Cantone e Comuni. Da decenni infatti si parla della necessità di una maggior autonomia da
parte di Comuni e di una miglior definizione delle competenze ma alle parole
non seguono i fatti. Ancora recentemente si sono manifestate lamentele da parte
dei Comuni e questo anche nel contesto istituzionale in cui siedo. L’auspicata riforma Ticino 2020, che ora pare essersi arenata, si
concentra soprattutto sulla sistemazione dei flussi finanziari, mentre sarebbe
auspicabile una visione più ampia della ripartizione dei compiti e delle
competenze, ma al contrario di oggi, al centro di una riforma, va messo il
cittadino. L’architettura di una riforma strutturale va fatta sulle esigenze
della popolazione e non al contrario, cioè sulle esigenze dell’Amministrazione
pubblica. Quest’ultima è al servizio del cittadino stesso e non l’inverso. Se
questa prospettiva non vien condivisa da tutti gli attori (Cantone e Comuni)
resteremo al palo come fino a oggi, con tutte le conseguenze che stiamo
vivendo.
Divisioni dei compiti spesso fumose
Bellinzona in linea di principio auspica una maggior autonomia dei
Comuni, ma nella realtà, le divisioni dei compiti sono spesso fumose e non ben
definite e i Municipi stessi si trovano a occuparsi di questioni puramente
burocratiche, senza avere un reale spazio di manovra. Se da una parte vi sono
leggi che legano mani e piedi alle amministrazioni comunali e sulla loro
maggior autonomia, allora che vengano modificate queste leggi. In questo caso
una parte di responsabilità passerebbe anche dal Parlamento cantonale e quest’ultimo,
a mio giudizio, sarebbe pronto. Le conseguenze citate prima sono rallentamenti, sovrapposizioni di
competenze e di lavoro, eccessiva burocratizzazione e impiego di risorse, sia
finanziarie che umane, che invece potrebbero essere impegnate meglio. Il Ticino
è ancora organizzato come negli anni ’90 ed è necessario andare verso un’Amministrativa
più snella, agile ed efficiente, che sappia rispondere ai problemi e alle
necessità di oggi dei cittadini di questo cantone.
Tempo tiranno
È un esercizio, questo, che andava fatto anni fa ma la politica ha fatto
“orecchie di mercante” per varie ragioni di opportunità politica e partitica. Il tempo però è stato ed è tiranno per queste indecisioni e mancanza di
coraggio nel trasformare questo cantone in uno moderno e al passo con i tempi. La tempistica in ogni modo la conosciamo e visto che siamo quasi a mezza
legislatura, il dubbio che rimane è che anche a questo giro non si faccia
nulla. Perdendo cosi tempo senza veramente incamminarsi su una nuova strada che
possa essere la più condivisa possibile con un patto di paese che oggi, più che
mai, necessitiamo.
Tiziano Galeazzi, granconsigliere UDC

