Maria Pia Ambrosetti
Bhattacharya smonta la gestione della pandemia: «Premesse scientifiche errate»
Redazione
01.04.2026 17:01

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L’audizione del professor Jay Bhattacharya, epidemiologo
della Stanford University e attuale direttore del National Institutes of Health
(NIH), davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta italiana sulla
gestione della pandemia Covid-19 — istituita per analizzare le misure adottate
nella prima fase dell’emergenza sanitaria e valutarne efficacia e impatti —
offre una lettura fortemente critica della gestione della crisi, fondata su un
punto centrale: molte delle politiche adottate si basavano su presupposti
scientifici fragili o errati.
Secondo Bhattacharya, uno degli errori più rilevanti
riguarda i green pass e, più in generale, l’impostazione delle campagne
vaccinali. Queste politiche si fondavano sull’idea che il vaccino fosse in
grado di bloccare la trasmissione del virus, ma tale presupposto non era
corretto. Già dalla primavera/estate del 2021 risultava infatti evidente che
anche i vaccinati potevano infettarsi e trasmettere il virus, e che la
protezione contro l’infezione diminuiva nel tempo.
Un altro elemento centrale della sua analisi riguarda
l’immunità naturale. I dati disponibili mostravano che le persone guarite
sviluppavano una protezione significativa e spesso più duratura rispetto a
quelle vaccinate. Nonostante ciò, questa evidenza è stata in larga parte
ignorata nelle politiche pubbliche, probabilmente per ragioni di natura
operativa e politica legate alla gestione uniforme delle misure sanitarie.
Bhattacharya ha inoltre espresso una valutazione fortemente
critica sull’efficacia dei lockdown. A suo giudizio, i paesi che hanno adottato
restrizioni più severe non hanno ottenuto risultati migliori in termini di
mortalità. Al contrario, tali misure hanno prodotto effetti economici e sociali
rilevanti: impoverimento della popolazione, ritardi nelle cure mediche, aumento
dei disturbi psicologici e riduzione dell’attività fisica. Questi fattori, nel
lungo periodo, hanno contribuito a un peggioramento complessivo della salute.
Particolare attenzione è stata dedicata anche agli effetti
globali delle restrizioni. Nei paesi più poveri, ha osservato, i lockdown hanno
avuto conseguenze particolarmente gravi, contribuendo ad aumentare
l’insicurezza alimentare e la mortalità legata alla fame. Già nel 2020, stime
del Programma Alimentare Mondiale indicavano il rischio di un significativo
incremento delle morti infantili per cause legate alla malnutrizione.
Nel corso dell’audizione, Bhattacharya ha inoltre formulato
una valutazione critica sul ruolo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Pur riconoscendone l’importanza nel coordinamento sanitario globale, ha
sostenuto che durante la pandemia l’OMS ha, in alcuni casi, ignorato evidenze
scientifiche rilevanti, sopravvalutando l’efficacia dei lockdown e del vaccino
nel contenere la diffusione del virus, contribuendo così a orientare decisioni
ritenute problematiche.
Infine, il professore ha sottolineato come la gestione
della pandemia sia stata caratterizzata da una limitata apertura al dibattito
scientifico. A suo avviso, la marginalizzazione di posizioni critiche ha
impedito un confronto pieno e tempestivo, riducendo la possibilità di
correggere errori in corso d’opera e contribuendo, di conseguenza, a generare
effetti negativi che avrebbero potuto essere almeno in parte evitati.
Nel complesso, emerge una critica di carattere sistemico:
la gestione della pandemia non sarebbe stata guidata esclusivamente dai dati
scientifici, ma anche da dinamiche politiche e istituzionali che hanno
privilegiato soluzioni uniformi, talvolta in contrasto con le evidenze
disponibili.
Alla luce di queste riflessioni, una domanda si impone
anche per il nostro Paese: a quando una ricostruzione seria, indipendente e
approfondita della gestione pandemica in Svizzera? È urgente avviarla, prima
che venga messa in vigore la modifica della legge sulle epidemie, affinché
eventuali errori del passato non vengano cristallizzati nelle scelte future.
Maria Pia Ambrosetti - granconsigliera per HelvEthica Ticino

