Lorenzo Quadri
Benzina: Berna rinunci a un po' di imposte
Redazione
15.03.2026 21:19

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Una nuova pillola amara è in arrivo. Non soltanto per gli automobilisti, ma
per tutti i consumatori. La guerra in Iran spinge verso l’alto il prezzo del
petrolio, e di conseguenza quello dei carburanti. Benzina e diesel stanno già
accusando il colpo. In seguito – quando saranno esaurite le scorte acquistate a
prezzo fisso – toccherà anche all’olio combustibile.
C'è già chi prevede la benzina a 3 franchi al litro.
Il rincaro dei carburanti non colpisce soltanto chi guida. Quando benzina e
diesel diventano più cari, aumentano inevitabilmente i costi di trasporto e di
produzione. Risultato: tutto costa di più. I mezzi agricoli, ad esempio,
funzionano soprattutto con il diesel, proprio il carburante che più subisce i
rincari. Il conflitto fa salire anche il prezzo dei concimi, con ulteriori
ripercussioni sulla produzione agricola e sui prezzi dei generi alimentari.
Esiste tuttavia un modo per attenuare il colpo. Il prezzo della benzina "alla
pompa" è infatti gravato da un carico fiscale molto elevato. In Svizzera
circa 90 centesimi - fino a un franco al litro - sono costituiti da dazi e
sovraddazi. A ciò si aggiunge l’IVA dell’8,1%, che viene calcolata sul prezzo
finale, cioè comprensivo di tutte le altre imposte. Quindi si tassano anche le
accise. E più il prezzo del carburante aumenta, più cresce (automaticamente)
anche il gettito IVA per la Confederazione.
Nel 2024 l’imposta sugli oli minerali ha fruttato circa 2,63 miliardi di
franchi. Quasi la metà di questa somma è finita direttamente nelle casse
generali della Confederazione, mentre il resto è destinato al finanziamento del
traffico stradale. A questo si aggiunge il supplemento d’imposta, che genera
circa 1,7 miliardi di franchi all’anno per compiti legati ai trasporti.
Anche l’olio combustibile è pesantemente tassato, tramite la tassa sul CO₂
pari a 120 franchi per tonnellata. Questo prelievo porta allo Stato circa 1,2
miliardi di franchi all’anno: un terzo finanzia progetti climatici, mentre i
restanti due terzi vengono restituiti alla popolazione e all’economia tramite
vari canali.
È quindi evidente che la Confederazione dispone di ampio margine di manovra
per alleggerire il peso dei rincari legati alla crisi internazionale. Una
soluzione semplice sarebbe rinunciare almeno temporaneamente a una parte delle
imposte sui carburanti: in particolare a quella quota che finisce nelle casse
generali di Berna.
Una misura di questo tipo non sarebbe affatto straordinaria. Dopo lo scoppio
della guerra in Ucraina, nel 2022, diversi Paesi europei - tra cui Italia,
Francia e Germania - decisero di intervenire con riduzioni fiscali per
attenuare il rincaro alla pompa.
All’epoca anche in Svizzera furono avanzate proposte simili. Ma il Consiglio
federale e la partitocrazia le respinsero, affermando che gli svizzeri potevano
permettersi di pagare prezzi più elevati. Oggi la situazione è cambiata: tra impennate
dei premi di cassa malati e costo della vita sempre più pesante, in molti hanno
visto assottigliarsi drammaticamente il proprio potere d’acquisto. E allora una
risposta concreta da parte di Berna diventa doverosa.
Lorenzo Quadri, Consigliere nazionale (Lega dei Ticinesi)

