Paolo Balzari
Bellinzona non ha bisogno di nuovi nomi, ma di un Municipio che ascolti e risolva i problemi della gente
Redazione
07.10.2026 20:07

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Prima «Fortezza», ora «Millemonti». A Bellinzona sembra
ormai esserci una vera e propria ossessione per i nomi. Si rinominano luoghi,
si costruiscono marchi, si inventano etichette, si commissionano studi e si
producono nuove narrazioni. Tutto questo mentre i problemi concreti della città
restano lì, ad aspettare soluzioni. Il 27 settembre i cittadini di Bellinzona hanno mandato un
messaggio chiaro. Quel progetto non lo hanno voluto. Ci si sarebbe quindi
aspettati che il Municipio si fermasse, riflettesse e cercasse almeno di capire
cosa non avesse funzionato. Invece si continua a utilizzare la denominazione
«Fortezza», come se il voto, il dibattito e il malcontento espresso da
moltissime persone fossero dettagli trascurabili.
Trovare soluzioni e affrontare problemi
E nel frattempo ecco arrivare «Millemonti Bellinzona». Un
altro nome, un altro marchio, un’altra operazione di comunicazione. A questo
punto la domanda diventa inevitabile: ma questo Municipio è capace solo di
cambiare i nomi alle cose? Perché amministrare una città dovrebbe significare
soprattutto trovare soluzioni. Significa affrontare i problemi, stabilire
priorità, assumersi responsabilità, migliorare i servizi, ascoltare i
quartieri, occuparsi di mobilità, sicurezza, manutenzione, attività economiche,
spazi pubblici e finanze. Non dovrebbe significare passare da un’operazione di
branding all’altra mentre una parte crescente della popolazione si chiede quale
sia il beneficio concreto di tutto questo e fa sempre più fatica.
Incapacità di ascolto
Il problema, ormai, non è più solo «Fortezza» o
«Millemonti». Il problema è il metodo. Basterebbe leggere i commenti, parlare
con la gente, ascoltare ciò che si dice nei quartieri per accorgersi che il
fastidio è reale e che la pazienza non è infinita. Invece si procede a testa
bassa, si tira dritto e si continua a difendere scelte che hanno già creato
divisioni, per poi presentarne subito altre che aprono nuove polemiche. Questo non è decisionismo. È incapacità di ascolto. Il compito di un Municipio non è difendere a oltranza le
proprie scelte. È governare bene, ascoltare e correggere la rotta quando serve.
Chi amministra una città deve avere anche l’umiltà politica di riconoscere
quando una decisione non viene capita, non viene condivisa o semplicemente non
funziona.
Le domande
Sul caso «Millemonti» si aggiungono poi altre domande. Qual
è la visione complessiva? Perché una parte del territorio si sente dimenticata?
Quanto è costata l’operazione? Quanto si spenderà ancora in consulenze,
comunicazione, sito, segnaletica e promozione? E soprattutto: quali risultati
concreti produrrà? Sono domande semplici, ma fondamentali. Perché i soldi
pubblici non sono soldi da spendere per tentativi, mode o operazioni di
immagine. Sono soldi dei cittadini. E quando le risorse sono limitate, la prima
responsabilità di chi amministra è scegliere bene dove metterle. Nella gestione privata, se i soldi non ci sono, non si
spendono. Se servono nuove entrate, si cercano. Se una spesa non è necessaria,
si rinvia. E se una strategia non funziona, si cambia. Nel pubblico le regole
sono diverse, ma il principio della responsabilità non dovrebbe esserlo. Anzi,
proprio perché si amministrano soldi della collettività, il livello di
attenzione dovrebbe essere ancora più alto.
Conclusioni
A Bellinzona, invece, cresce la sensazione che si sia molto
bravi a trovare nuovi nomi e molto meno bravi a trovare soluzioni. Ed è qui che la domanda diventa scomoda, ma legittima. Se
chi amministra continua a preoccuparsi delle etichette più che dei problemi, se
non ascolta, se non corregge la rotta e se non riesce a trasformare le risorse
pubbliche in risposte concrete, allora forse il problema non sono più i nomi.
Forse il problema è chi li sceglie. Governare una città non significa cambiare i nomi alle cose.
Significa risolvere problemi.
E se i problemi restano mentre cambiano continuamente le etichette, allora è
legittimo chiedersi se chi amministra Bellinzona sia davvero concentrato sulle
priorità giuste. E, a un certo punto, anche se sia davvero al posto giusto.
Paolo Balzari, Vicepresidente Il Noce

