Elio Del Biaggio
Bellinzona, aggregazione: successo o conto ancora da pagare?
Redazione
05.10.2026 21:52

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Quasi dieci
anni dopo, è arrivato il momento di smettere di discutere delle intenzioni e
misurare i risultati. Nel 2017 Bellinzona cambiò volto: tredici Comuni
diventarono una sola Città. La promessa era chiara: più efficienza,
razionalizzazione, migliori servizi, maggiore capacità di investimento e una
struttura amministrativa adeguata a un territorio più grande.
Oggi la
domanda è ormai inevitabile: l'aggregazione ha prodotto i risultati promessi?
Un'operazione
di questa portata non si giudica solo dalle opere realizzate o dalla crescita
della popolazione: si misura attraverso costi, fiscalità, servizi, efficienza,
manutenzione e sviluppo economico.
Dai risparmi promessi a una struttura che costa di più?
Uno degli
argomenti principali era la razionalizzazione: tredici amministrazioni
significavano strutture e funzioni in parte duplicate e inutili. Una Città
unica avrebbe dovuto permettere di accorpare competenze, eliminare
sovrapposizioni e utilizzare meglio il personale, razionalizzandolo dove
necessario.
Si
promettevano meno strutture, meno duplicazioni e meno costi. Il risultato,
invece, è stato quello di mettere insieme le vecchie strutture senza ridurle
davvero: un Comune più grande, ma non necessariamente più efficiente e meno
costoso.
Già nella
fase iniziale, il confronto dei preventivi evidenziava un aumento degli
stipendi complessivi di circa 3,37 milioni di franchi, pari al 4,7%. Era la
fase di avvio, certo, e questo dato, da solo, non dimostra forse un vero e
proprio fallimento… Ma oggi la domanda è davvero semplice: quanto è costata
realmente l'aggregazione e quali risparmi strutturali ha davvero prodotto?
Personale e servizi
Il problema
non è solo quello di avere dipendenti comunali ben pagati: un'amministrazione
moderna ha soprattutto bisogno di persone competenti e motivate.
Il problema
nasce quando, invece di ridurre le duplicazioni, si creano nuove posizioni e
responsabilità senza un miglioramento proporzionato dei servizi.
Quanti
posti sono stati eliminati? Quanti creati? Quante funzioni accorpate? Quanto
costa oggi la macchina comunale rispetto al passato?
Sono queste
le cifre che interessano al contribuente.
Perché il
cittadino non vive dentro un organigramma: vive in un quartiere, percorre
strade e marciapiedi, utilizza i servizi, aspetta risposte e paga le imposte.
Se
aumentano costi, burocrazia e manutenzioni rinviate, qualche domanda diventa
inevitabile.
Nel 2025 la
Città ha registrato 235,8 milioni di franchi di spese, chiudendo con un
disavanzo di 2,7 milioni, e ha effettuato 25,4 milioni di investimenti netti.
Per il 2026 il preventivo sale a 253,5 milioni di spese, con un disavanzo
previsto di 9,17 milioni.
Numeri che forse
non dimostrano da soli un problema, ma che mostrano chiaramente la dimensione
ormai raggiunta dalla macchina finanziaria della nuova città.
Più abitanti non significano automaticamente più entrate
Dal 2017 al
2025 Bellinzona ha guadagnato 3'707 residenti, arrivando a 47'135 abitanti, per
una crescita piuttosto importante. Ma più abitanti non significa
necessariamente più gettito fiscale: dipende da redditi, situazione familiare,
età, attività economiche e servizi necessari. Nuovi residenti possono aumentare
le entrate, ma anche generare nuovi costi per scuole, servizi sociali,
infrastrutture, mobilità, sicurezza e manutenzione.
La domanda,
quindi, non è soltanto quanti abitanti siano arrivati, ma è quanto valore
fiscale, economico e sociale abbia prodotto questa crescita rispetto ai costi
che comporta.
Una città più grande non è necessariamente più competitiva
L'aggregazione
può a volte anche risultare amministrativamente utile, ma non è, di per sé, una
strategia economica e non rappresenta nemmeno una certezza.
Una vera
politica di sviluppo dovrebbe produrre investimenti, nuove imprese, posti di
lavoro qualificati, maggiore attrattività e condizioni migliori per chi fa
impresa.
Una grande
amministrazione non crea automaticamente una grande economia: investire è
importante, certamente, ma il vero indicatore è quanto valore viene creato
attraverso quegli investimenti.
Il vero bilancio
I conti
recenti mostrano anche elementi positivi: il consuntivo 2025 è risultato 10,7
milioni migliore del preventivo, con un capitale proprio superiore ai 60
milioni.
Risultati
che vanno riconosciuti, ma un consuntivo migliore del preventivo non certifica
automaticamente il successo dell'aggregazione.
Il
confronto decisivo è un altro: la nuova Bellinzona costa meno e funziona meglio
di quanto sarebbero costate e avrebbero funzionato le strutture precedenti?
Dopo quasi
dieci anni sarebbe interessante avere una risposta completa.
Quanto è
costata l'aggregazione? Quanto è stato risparmiato? Quanti posti sono stati
razionalizzati? Quanto costa oggi l'amministrazione per abitante? I servizi
sono migliorati? Le procedure sono più rapide? E, soprattutto: quanto sviluppo
economico e occupazionale è stato realmente generato?
Il tempo degli alibi è finito
All’inizio
era normale parlare di transizione e riorganizzazione, ma dopo quasi dieci anni
il periodo di assestamento non può più essere una giustificazione: è tempo di
guardare ai risultati.
Un'aggregazione
non è un successo solo perché è stata realizzata: deve creare valore.
Meno costi
strutturali, migliori servizi, meno burocrazia, una manutenzione adeguata, un'amministrazione
più veloce, una fiscalità sostenibile, maggiore capacità di attrarre imprese,
investimenti e persone.
Se, invece,
crescono costi e apparato amministrativo senza un miglioramento proporzionato
dei servizi, è legittimo chiedersi se la promessa sia stata mantenuta.
Non è affatto
nostalgia per i vecchi Comuni: si tratta semplicemente di “rendicontabilità” o
di “Accountability” se si preferisce.
Quando si
cambia radicalmente la struttura di un territorio promettendo maggiore
efficienza, migliori servizi e risparmi, prima o poi arriva il momento di
verificare se quelle promesse sono state mantenute: dopo quasi dieci anni, quel
momento è arrivato.
Non basta
affermare che l’aggregazione funziona: bisogna dimostrarlo con i numeri.
Perché una
città più grande non è necessariamente una città migliore: se costa di più,
mentre i servizi non migliorano in misura proporzionata, qualche domanda
diventa inevitabile.
E dopo
quasi dieci anni, di fronte a imposte che continuano a crescere e che restano
fra le più alte del Cantone, la domanda più semplice è anche quella più
difficile da evitare: successo per chi?

