MPS
Basta smantellamenti: difendiamo i posti di lavoro e il servizio pubblico ferroviario in Ticino
Redazione
15.05.2026 09:39

Foto: ©Chiara Zocchetti
Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.
Martedì prossimo le FFS annunceranno
ufficialmente, con la chiusura del deposito dei macchinisti Cargo di Chiasso,
la fine di quella che solo un anno fa veniva celebrata in pompa magna come
“Stazione Internazionale” nel quadro dei festeggiamenti per i suoi 150 anni,
alla presenza di due Consiglieri di Stato e delle autorità locali. Dietro le
celebrazioni ufficiali e la retorica istituzionale si nascondeva però una
realtà ben diversa: le FFS avevano già deciso di smantellare progressivamente
una parte fondamentale dell’attività ferroviaria nel nostro Cantone.
Come preannunciato il 19 settembre 2025, e dopo mesi di trattative con i
sindacati, i 18 ferrovieri del deposito vedranno ora scomparire il proprio
posto di lavoro. Questa decisione non è un episodio isolato, ma l’ennesima
tappa di un preciso progetto politico: quello della liberalizzazione e
privatizzazione del trasporto merci ferroviario, accelerato dalle politiche del
consigliere federale Albert Rösti e sostenuto da una logica aziendalista che
considera il servizio pubblico esclusivamente in termini di redditività.
Negli ultimi anni le FFS Cargo hanno ridotto il proprio personale a livello
nazionale a meno di 2500 dipendenti. In Ticino, insieme alla chiusura dei
terminal di Cadenazzo e Lugano-Vedeggio, la soppressione del deposito di
Chiasso significa la perdita di oltre 60 posti di lavoro qualificati. Si tratta
di un colpo durissimo per il nostro Cantone, che paga ancora una volta il
prezzo delle politiche federali di centralizzazione e smantellamento delle
regioni periferiche.
Per i lavoratori coinvolti, il futuro prospettato è quello di un trasferimento
verso TILO, con peggioramenti salariali che nel giro di pochi anni potranno
raggiungere il 20-25% del reddito, oltre a un cambiamento radicale delle
condizioni di lavoro e della qualità della vita professionale. Dietro il
linguaggio manageriale della “riorganizzazione” si nasconde dunque una brutale
operazione di dumping salariale e di erosione delle conquiste ottenute da
generazioni di ferrovieri.
Quanto sta avvenendo a Chiasso è il risultato di decenni di trasformazione
delle FFS da servizio pubblico federale a impresa gestita secondo criteri di
mercato. Nel nostro Cantone le FFS hanno progressivamente ridotto il personale
all’osso, centralizzando tutti i servizi ritenuti trasferibili — informatica,
finanze, immobili, marketing — e lasciando sul territorio soltanto quelle
professioni che non possono essere delocalizzate: manutenzione
dell’infrastruttura e personale viaggiante.
L’unica eccezione resta l’Officina di Bellinzona, mantenuta non certo per
volontà spontanea delle FFS, ma grazie alla straordinaria mobilitazione operaia
e popolare del 2008. È proprio quell’esperienza a dimostrare che senza
conflitto, senza organizzazione e senza mobilitazione dal basso, il destino
riservato al Ticino dalle FFS e dal Consiglio federale è quello di una continua
perdita di posti di lavoro, competenze e servizi.
Le responsabilità politiche sono evidenti. Da anni il Consiglio federale
promuove la liberalizzazione del trasporto ferroviario e favorisce la
concorrenza privata nel settore della logistica, aprendo la porta a condizioni
salariali peggiori e a una frammentazione del servizio pubblico. Le FFS, dal
canto loro, applicano una gestione sempre più aggressiva, fondata sulla riduzione
dei costi del personale, sulla centralizzazione delle attività e
sull’indebolimento del ruolo dei rappresentanti dei lavoratori nei processi
decisionali.
Per l’MPS è necessario costruire un fronte di opposizione largo e combattivo
contro questo nuovo smantellamento del servizio pubblico federale in Ticino.
Non bastano dichiarazioni di circostanza o prese di posizione simboliche:
occorre una mobilitazione reale, capace di unire lavoratori, sindacati,
popolazione e forze politiche disposte a difendere il servizio pubblico e
l’occupazione.
L’MPS esprime il proprio pieno sostegno ai ferrovieri colpiti da questa
decisione e invita a partecipare attivamente alle iniziative di mobilitazione
che verranno organizzate nei prossimi giorni e nelle prossime settimane. Difendere
i posti di lavoro delle FFS significa difendere salari dignitosi, competenze
professionali, coesione territoriale e un’idea di trasporto pubblico sottratta
alle logiche del profitto.
Occorre inoltre rilanciare una politica di vera decentralizzazione delle
attività delle FFS, facendo leva anche sulle competenze presenti in Ticino — a
partire dai poli universitari e di ricerca — affinché il Cantone non venga
trattato come una semplice periferia da svuotare. Il trasporto ferroviario non
può essere governato secondo gli interessi del mercato e degli utili aziendali:
deve tornare a essere un servizio pubblico pianificato in funzione dei bisogni
sociali, ambientali e territoriali.
La chiusura del deposito Cargo di Chiasso non deve passare sotto silenzio. Se
oggi vengono colpiti i macchinisti Cargo, domani saranno altri settori, altri
lavoratori e altri servizi pubblici. Per questo è indispensabile reagire
subito, collettivamente e con determinazione.
Movimento per il Socialismo (MPS)

