Piero Marchesi
Basta ipocrisia: il Dipartimento del territorio difende il lupo, non chi vive e lavora in montagna
Redazione
17.07.2025 16:50

Foto: ©Chiara Zocchetti
Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.
Ancora una volta, il Dipartimento del
territorio (DT) cerca di minimizzare l’impatto devastante del lupo sulle nostre
montagne, scaricando ogni responsabilità sugli alpigiani. È un copione vecchio,
ripetuto per mascherare anni di inerzia e una linea politica che ha
sistematicamente anteposto l’ideologia ambientalista agli interessi concreti
del territorio e di chi ci lavora.
Sotto la guida di Claudio Zali, il DT
si è schierato apertamente a favore della protezione del lupo, sacrificando le
attività agricole, gli equilibri sociali e la sicurezza degli allevatori. Ma il
problema non è solo politico: è anche tecnico e amministrativo. Troppi
funzionari del DT, chiusi nei loro comodi uffici di Bellinzona, si permettono
di giudicare e biasimare chi ogni giorno si spacca la schiena in alpeggio. Da
dietro una scrivania, con una visione burocratica e scollegata dalla realtà, si
pretenderebbe di spiegare a chi vive la montagna come si conduce un gregge o si
difende un pascolo. È semplicemente ridicolo.
La narrazione secondo cui gli animali
predati non erano “adeguatamente protetti” è offensiva. È facile puntare il
dito quando si è comodamente al sicuro, ma ben più difficile capire davvero
cosa significhi lavorare in montagna, spesso senza copertura telefonica, senza
vie d’accesso, con orari impossibili e risorse limitate. Se al DT qualcuno
avesse mai passato più di qualche ora su un alpeggio, forse parlerebbe con più
rispetto e meno presunzione.
Anche la strategia di dare la colpa a
Berna non regge più. Da quando Albert Rösti è al DATEC, la Confederazione ha
aperto ai Cantoni possibilità concrete di regolazione del lupo. Altri lo stanno
facendo. Grigioni e Vallese, per esempio, agiscono. Qui invece si temporeggia,
si rimanda, si alzano le spalle. Il Piano cantonale di gestione del lupo,
voluto dal Gran Consiglio, non è ancora stato presentato. La scadenza è passata
da mesi. E il silenzio è la conferma di una precisa scelta politica: non fare
nulla, per non disturbare certi ambienti, che nel recente passato hanno fornito
voti e che ora si aspettano la piena tutela del lupo.
Ebbene, se non si è in grado o –
peggio – non si ha la volontà di gestire questo problema con coraggio e
serietà, allora si può anche avere la decenza di farsi da parte. I cittadini, e
soprattutto i contadini, meritano un’amministrazione che stia dalla loro parte.
Che agisca, non che predichi. Che difenda la montagna, non che la trasformi in
un parco giochi per grandi predatori e ideologi da salotto.
È ora di dire basta. Basta con le
colpe ai contadini, basta con l’indifferenza, basta con la protezione a senso
unico. Se Zali non è in grado o non vuole di garantire equilibrio tra natura e
attività umane, allora è giusto che lo faccia qualcun d’altro.
Piero Marchesi, Presidente UDC Ticino

