Adam Barbato-Shoufani
Aumento dei costi: i giovani non ne possono più!
Redazione
24.03.2025 20:46

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Si
sente spesso dire che i giovani sono il futuro, che sono le nuove generazioni
quelle che porteranno avanti il nostro paese e, con esso, la società. Ebbene,
da giovane quale sono mi chiedo come si possano avere tali aspettative ed
esprimere tali pretese nei confronti di una generazione che è la più duramente
colpita dalle scelte di un Parlamento che vede l’istruzione come una spesa
piuttosto che come un investimento; che preferisce aumentare i costi della vita
di chi non percepisce reddito fisso piuttosto che basare le sue entrate su
imposte progressive. Non
c’è stato quasi il tempo di leggere l’aumento dei costi sulle carte del
preventivo 2024 che già lo si legge sugli scontrini delle mescite scolastiche,
i cui prezzi sono aumentati fino a 40 centesimi per ogni prodotto, sui
biglietti dei trasporti pubblici e sui costi di altri beni e servizi dei quali
usufruiscono principalmente i giovani. A prima vista tali incrementi dei prezzi
possono risultare insignificanti, in fondo sono solo pochi centesimi no? Certo,
ma sono aumenti su attività quotidiane che sommate costituiscono cifre
importanti sul lungo periodo. In particolare, quello sui prodotti delle mescite
scolastiche è un aumento vergognoso che spinge diversi giovani ad optare per
alternative meno salutari rispetto a ciò che una mensa cantonale può e dovrebbe
offrire. Tali tagli antisociali non sfavoriscono solo la nostra indipendenza
economica, ma anche la salvaguardia della nostra stessa salute. Per quanto
riguarda invece l’aumento dei prezzi dei trasporti pubblici, se guardiamo alla
dimensione nazionale ed europea è evidente il paradosso che viviamo nel nostro
cantone. Se in città come Ginevra e Belgrado o in paesi come Malta e
Lussemburgo la gratuità del trasporto pubblico ha riscosso enorme successo
rafforzando l’intero servizio pubblico, come è possibile che in Ticino si
perseveri nell’errore andando nella direzione opposta?
Precarietà insostenibile degli apprendistati
Fare
un discorso di etica politica risulta quasi superfluo; il nostro governo sta
apertamente prendendo di mira l’unica fascia della popolazione praticamente
priva di mezzi economici e politici per difendersi. I minorenni non hanno
infatti diritto di voto per contrastare con un referendum tali misure
vergognose. Il nostro potere d’acquisto sta venendo ridotto ogni giorno di più
non solo a causa dell’aumento generale dei costi, ma anche perché le nostre
fonti di reddito vengono attaccate insieme a noi. La precarietà degli
apprendistati è infatti diventata insostenibile a causa della mancata tutela da
parte del Cantone, il quale non assume sufficienti ispettori di tirocinio e non
pone fine allo sfruttamento degli stagisti, attraverso il divieto degli stages non
pagati e l’introduzione di un apposito salario minimo dignitoso. Nessun
progresso è stato fatto da quando la Gioventù Comunista ha tematizzato tali
questioni con la petizione del 2021 “Stop al precariato giovanile”,
sottoscritta da migliaia di persone, così come la petizione in favore dei mezzi
pubblici gratuiti.
Una reazione a catena
Insomma,
con una mano il governo aumenta il costo della vita, mentre con l’altra limita
le nostre possibilità di autosostentarci. Non tutelare gli apprendisti e gli
stagisti non vuol dire solo rendergli difficile l’inserimento nel mondo del
lavoro, ma significa soprattutto spingerli a richiedere un aiuto dalle loro
famiglie, aggiungendo un’ulteriore pressione a questa categoria già duramente
colpita da abbassamenti dei salari, tagli ai sussidi, eccetera. Così facendo,
tagli e aumento del costo della vita innescano una reazione a catena che
indebolisce le fasce più povere e arricchisce quelle più ricche, allargando
così ulteriormente il divario sociale ed economico fra le classi. La lotta
contro i tagli e l’austerità non avviene fra generazioni o settori lavorativi,
bensì fra una classe privilegiata dal potere politico ed un'altra, quella
lavoratrice, continuamente colpita da misure antisociali che tentano di
inchiodarla al suo posto di subalternità. La nostra risposta deve essere unita
e coerente, denunciando innanzitutto le nostre condizioni di lavoro e di
studio. Constatare la semplice realtà non è fare vittimismo; si tratta del
principio di una presa di coscienza collettiva che deve tramutarsi in
organizzazione delle masse per opporci ad un tale scempio. Organizzarsi vuol
dire riunirsi attorno ai sindacati per lottare uno a fianco all’altro, il
lavoratore al fianco dello studente. E lottare significa proseguire avanti
anche solo con piccole vittorie e battaglie, che prese singolarmente sembrano
di poco conto ma che, unite, cambiano la realtà che viviamo. Battaglie come
quella intrapresa recentemente dal Sindacato Indipendente Studenti e
Apprendisti (SISA) contro la chiusura della Casa dello Studente sono un esempio
di lotta che unisca studenti e genitori ad un solo scopo: ribadire che la
difesa del servizio pubblico e del diritto allo studio è e rimane un
investimento, non una spesa da ridurre per fare altri regali ai più ricchi. Solo
con battaglie del genere e con una rete sindacale solida e unita potremo far
sentire la nostra voce per porre fine alla soffocante aria di austerità che
respiriamo. Poi ci si stupisce della fuga di cervelli verso oltralpe, è ovvio:
i giovani non ne possono più!
Adam
Barbato-Shoufani, coordinatore
della Gioventù Comunista

