Manuele Bertoli
Ancora una zappata sui piedi?
Redazione
11.11.2024 13:04

Foto: ©Chiara Zocchetti
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La modifica della LAMal sulla quale andremo
a votare il 24 novembre (riforma EFAS), spacciata come tassello importante per
contribuire al controllo dei costi della salute, costituisce una vera e propria
zappata sui piedi per gli assicurati contribuenti, in special modo per quelli
dei ceti modesti e del ceto medio. Non toccherò qui la questione su cui i
favorevoli insistono con grande enfasi, ovvero il passaggio dal finanziamento
cantonale del 55% dei soli costi ospedalieri stazionari (circa un quinto della
spesa sanitaria totale) a quello del 26,9% dei costi ospedalieri, di quelli
ambulatoriali e di quelli delle cure a domicilio e case di cura (circa due
terzi della spesa sanitaria totale), ma mi concentrerò su una domanda: il
progetto di modifica della LAMal, oltre a cambiare il quantum pagato dai
Cantoni per la sanità, conferisce loro maggiori poteri per controllare questi
costi? La risposta è purtroppo e drammaticamente no. Lo ha chiarito
perfettamente il Consiglio di Stato ticinese in una sua lettera pubblica del 28
agosto scorso indirizzata alla Conferenza dei governi cantonali, dalla quale
traggo tre passaggi illuminanti.
Le motivazioni
“L’uniformità del finanziamento proposta da
EFAS vuole eliminare gli incentivi a fornire le prestazioni in regime
stazionario, prese a carico maggioritariamente dai Cantoni, favorendo in questo
modo le cure in regime ambulatoriale, complessivamente meno costose. Il Cantone
Ticino condivide questo obiettivo, ma considera la riforma EFAS insufficiente e
persino inutile per realizzarlo. In effetti, già oggi l’Ordinanza sulle
prestazioni (OPre) prevede il regime 'Ambulant vor Stationär' (…), il quale
stabilisce una lista di prestazioni che devono essere fornite in regime
ambulatoriale e solo eccezionalmente in regime stazionario; questa lista di
prestazioni dovrebbe essere a nostro senso ampliata e soprattutto applicata più
severamente”. “Con il passaggio a EFAS, malgrado i Cantoni
saranno chiamati a contribuire finanziariamente anche alle prestazioni
ambulatoriali, gli assicuratori malattie saranno tenuti a trasmettere (ndr:
loro) unicamente dati aggregati o relativi al domicilio degli assicurati per la
verifica della competenza territoriale. Il controllo delle fatture resterà di
competenza degli assicuratori malattia e il nuovo sistema porrà ai Cantoni la
difficoltà di verificare e legittimare l’utilizzo delle risorse fiscali”. “Nel nostro Cantone ora il pagamento del 55%
delle prestazioni stazionarie avviene attraverso il sistema del contributo
globale direttamente agli ospedali e rappresenta quindi un elemento per gestire
i rapporti con le strutture e l’evoluzione dei costi del settore. In futuro i
Cantoni dovranno invece versare l’importo corrispondente al 26,9% dei costi
netti agli assicuratori malattia per il tramite dell’Istituzione comune LAMal,
che poi li distribuirà ai singoli assicuratori. Oltre a conferire innegabilmente
più peso agli assicuratori malattia, la riforma impedirà con ogni
verosimiglianza al Cantone di mantenere l’attuale relazione finanziaria diretta
con gli ospedali e le cliniche sul proprio territorio”.
Conclusioni
Riassumendo. Per le cure ambulatoriali la riforma EFAS
non propone alcuno strumento supplementare che permetta ai Cantoni di
controllare i costi, quindi in sostanza non servirà a niente; lo strumento per
spingere verso le cure ambulatoriali esiste già, andrebbe ampliato e applicato
in maniera più rigida, ma il fatto che i Cantoni con EFAS pagheranno il 26,9%
dei costi complessivi delle cure non avrà alcun effetto incitativo a favore
delle cure senza ricovero in ospedale. E per le cure ospedaliere? Qui la riforma
EFAS si presenta addirittura come controproducente, perché se oggi il Cantone
può controllare in qualche modo gli ospedali, pianificando le cure e pagandoli
direttamente in ragione del 55%, domani questo controllo verrà annacquato,
poiché il Cantone dovrà versare il 26,9% dei costi alle casse malati, le quali
saranno loro a pagare gli ospedali; e siccome le casse malati i costi li
controllano ben poco, come indicano gli ultimi 30 anni di storia sanitaria
svizzera, c’è poco da stare allegri. Altro che benefici sui costi e premi più
bassi: da questo punto di vista EFAS non riforma nulla e anzi indebolisce i
controlli sulla spesa sanitaria. Dopo i diversi 'no' alla cassa unica, ai premi
proporzionali al reddito, ai costi per gli assicurati limitati al 10% del
reddito netto, il popolo svizzero continuerà nella sua parabola masochista?
Soprattutto lo faranno i cittadini dei ceti modesto e medio, che sopportano un
peso ormai insostenibile? Naturalmente cittadine e cittadini decideranno
liberamente e democraticamente, ma è bene sempre ricordare che liberamente e
democraticamente ci si può anche fare male, molto male.

