Adam Barbato-Shoufani
Anche i giovani in piazza per la Pace e contro la NATO
Redazione
10.03.2025 11:21

Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.
Sabato 15 marzo la Gioventù Comunista scenderà in piazza a Bellinzona per una
manifestazione contro la NATO e a favore della pace e della neutralità.
Almeno dal 24 febbraio 2022, la
storica neutralità svizzera è stata quotidianamente tradita da Berna. La nostra
classe dirigente si è infatti piegata sia ai diktat dell’Alleanza Atlantica,
proponendo di mandare i nostri coscritti in Europa Orientale, sia a quelli
dell’Unione Europea, con i vergognosi accordi bilaterali III. Ogni giorno, con
nuove proposte o direttamente con l’approvazione di progetti e misure, il
Consiglio Federale dimostra di aver smarrito il suo ruolo di guida per quanto
riguarda la sicurezza nazionale e la salvaguardia dei diritti dei lavoratori.
Da mesi il nostro Dipartimento della difesa, in combutta con il capo delle
forze armate Thomas Süssli (che, nonostante le dimissioni, resterà in carica
fino alla fine dell’anno), assesta duri colpi al Servizio Civile; l’alternativa
che consente ai giovani di mettersi al servizio della collettività senza
sparare. Si tratta di attacchi molto gravi non solo perché minano i valori
morali (oltre che costituzionali) della libertà di coscienza sui quali questa
alternativa si fonda, ma anche e soprattutto perché sono attacchi fatti in un
crocevia di venti di guerra fra corse al riarmo e tentativi di spedire i nostri
coscritti all’estero!
Le “esercitazioni congiunte” in Europa Orientale, l’approvazione di
preoccupanti accordi militari (come Skyshield e Military Mobility), la proposta
di implementare la leva militare obbligatoria per le donne e di fondere
Servizio Civile e Protezione Civile sono tutte tessere che unite a mosaico
mostrano un quadro inquietante: i venti di guerra sono più forti che mai e la
nostra classe dirigente vuole trascinarci verso di essi. La goccia che fa
traboccare il vaso sono le scellerate proposte di Süssli negli ultimi giorni,
il quale propone di mandare 200 dei nostri soldati in Ucraina per un progetto
di “Peacekeeping” in un paese che è messo a ferro e fuoco dal 2014. Le
dinamiche e gli effetti nefasti di simili progetti li vediamo in Kosovo, dove
decine di giovani militari svizzeri rischiano la vita e sono direttamente sotto
il controllo della NATO attraverso la KFOR.
In questo contesto, persiste l’amarezza nel vedere le “reazioni” di quella che
una volta si poteva definire sinistra. La mancata presa di posizione della
Gioventù Socialista e dei Giovani Verdi di fronte al palese avvicinamento del
nostro Paese al blocco atlantico è imbarazzante e getta discredito sulla
tradizione di lotta pacifista di cui la sinistra è sempre stata orgogliosa.
Oltre a questi tentativi di ignorare la realtà, preoccupano le visioni
geopolitiche espresse soprattutto dai giovani socialisti, i quali – proprio
quando finalmente si inizia a parlare di cessate il fuoco – hanno recentemente
pubblicato sui loro canali social una foto di Donald Trump, Vladimir Putin e Xi
Jinping accompagnata da una scritta che recita “La pace sarà possibile solo
senza di loro”. Si sono inoltre detti “senza parole” per il trattamento subito
da Zelensky alla Casa Bianca. Ebbene, ai “compagni” socialisti chiediamo come
mai non abbiano fatto un post analogo quando il presidente ucraino ha firmato
un decreto per impedire a sé stesso di negoziare con la Russia. Non è forse
stato un atto contro la pace? E come mai al posto di Xi Jinping non c’è Ursula
Von Der Leyen, la quale non fa altro che parlare di riarmo insistendo a
continuare la guerra, oppure Ignazio Cassis, il quale ha approvato il pacchetto
di sanzioni UE per colpa del quale abbiamo perso la possibilità di giocare un
ruolo nella diplomazia internazionale? La scelta del Consiglio Federale ha
impedito alla Svizzera di fare da mediatrice fra le parti in conflitto,
lasciando questo gravoso compito alla diplomazia saudita. Queste e altre
domande purtroppo non hanno ancora ricevuto risposta, ma auspichiamo nella
disponibilità dei giovani socialisti.
La Gioventù Comunista non cederà a queste mode atlantiste/europeiste e metterà
sempre al primo posto la neutralità poiché è da essa che discendono tutte le
altre lotte. Che si sia comunisti o meno, dire no alla NATO vuol dire sì alla
pace, dire no all’UE vuol dire sì al lavoro, dire no ad entrambi vuol dire sì
al futuro. È con questo spirito che vi aspettiamo numerosi il 15 marzo a
Bellinzona!
Adam Barbato-Shoufani, Coordinatore della Gioventù Comunista

