Claudia Prati
Amo il mio lavoro, ma così non ce la faccio più…
Redazione
19.05.2025 15:22

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di Claudia Prati – Presidente Comitato SACD-VPOD
Ogni giorno entro nelle case di persone anziane, spesso sole, e porto
cure, ma anche ascolto e dignità. Un sorriso, una parola gentile, una mano
tesa: sono questi i gesti che rendono speciale il mio lavoro. Vengo accolta con
gratitudine, perché per un attimo, la solitudine fa meno paura. In quei momenti
sento di fare davvero la differenza. Eppure, ogni sera torno a casa sfinita. I
chilometri sono tanti, le pause troppo poche, il tempo per rifiatare quasi
inesistente. La stanchezza si fa sentire nel corpo e nella mente, e mi chiedo
quanto potrò andare avanti così. Questo lavoro che amo profondamente, oggi sta
mettendo a dura prova la mia salute e il mio equilibrio.
La vita della cura a domicilio
La mia storia non è unica. È la realtà quotidiana di tante operatrici e
operatori delle cure a domicilio, anche qui in Ticino. Lavoriamo lontano dai
riflettori, in silenzio, ma offriamo un servizio essenziale alla nostra
comunità. E lo facciamo con empatia e dedizione. Siamo presenti, non solo
fisicamente ma anche emotivamente, ogni giorno.
Le condizioni
Tuttavia, le condizioni in cui ci troviamo a operare sono sempre più
difficili. I turni spezzati ci costringono a percorrere lunghe distanze, senza
il tempo necessario per recuperare tra un intervento e l’altro. I salari non
sono adeguati rispetto al costo della vita in Svizzera, tra i più alti al mondo
(!), e non riflettono l’impegno e la responsabilità che il nostro lavoro
comporta. La nostra vita privata è spesso sacrificata: il tempo per noi stessi
è ridotto al minimo, e finiamo per trascurare la nostra salute e il nostro
benessere pur di rispondere ai bisogni degli altri. In più, il carico emotivo è
enorme, e raramente troviamo il supporto psicologico di cui avremmo bisogno.
Troppe volte affrontiamo tutto da soli, con il rischio di esaurirci del tutto.
L'invito
Non chiediamo privilegi, chiediamo rispetto. Chiediamo che il nostro
lavoro venga finalmente riconosciuto per ciò che è: fondamentale. Vogliamo
poterci prendere cura degli altri senza dover sacrificare noi stessi. Vogliamo
continuare a fare il nostro mestiere con la dignità che meritiamo. Il 15 giugno, votare SÌ all’iniziativa VPOD significa dire: "Ti
vedo, ti riconosco, ti sostengo." È un atto di giustizia verso tutte le
lavoratrici e i lavoratori che ogni giorno, con discrezione e dedizione,
portano conforto dove c’è più bisogno. Scegliamo un Ticino dove chi cura possa
farlo con serenità, senza dover scegliere tra il proprio benessere e quello
degli altri.

