Partito Comunista
Ambigua legge sull’approvvigionamento elettrico: si persegue un obiettivo condivisibile con i mezzi sbagliati!
Redazione
29.05.2024 08:01

Foto: ©Chiara Zocchetti
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Il prossimo 9 giugno, il popolo svizzero sarà
chiamato ad esprimersi sulla Legge federale su un approvvigionamento elettrico
sicuro. Si tratta di una modifica legislativa rilevante, dato il carattere
strategico della politica energetica federale nell’attuale contesto di grandi
tensioni internazionali e di indebolimento delle catene di approvvigionamento.
Il Comitato Centrale del Partito Comunista (PC), da tempo molto attento a tali
questioni, esprime qui di seguito le sue considerazioni in merito a tale
riforma.
L’obiettivo principale di questa modifica
legislativa è quello di aumentare la produzione elettrica nazionale,
incrementando in tal modo l’autoapprovvigionamento energetico del Paese. Si tratta
indubbiamente di un obiettivo condivisibile, che il nostro Partito aveva già
indicato come fondamentale nel contesto della votazione sulla cosiddetta “Legge
Clima” approvata dal popolo lo scorso giugno: senza un rafforzamento della
sovranità energetica nazionale, gli obiettivi di transizione prefissata da tale
legge avrebbero infatti condotto ad una maggiore integrazione nel mercato
energetico europeo e ad una grave perdita di sovranità in questo ambito.
La legge federale sull’approvvigionamento energetico
posta in votazione adotta quindi una positiva, anche se ancora insufficiente,
logica di programmazione pubblica dello sviluppo infrastrutturale del Paese.
Constatiamo favorevolmente che sarà lo Stato a stabilire gli orientamenti della
politica energetica nazionale e a mettere in campo gli strumenti legislativi ed
economici volti ad implementare tale strategia basata sulla transizione dalle
fonti fossili a quelle rinnovabili, ma rileviamo come sia purtroppo del tutto
assente un vero e proprio piano industriale pubblico per la transizione
energetica. La politica federale si limiterà ancora una volta a fissare le
condizioni quadro del mercato energetico e ad elargire sussidi alle aziende
private, lasciando a queste ultime il compito di realizzare gli investimenti
necessari e a trarne di conseguenza tutti i profitti.
La Confederazione non potrà esercitare un
controllo diretto sugli attori in campo nel raggiungere gli obiettivi
d’autoapprovvigionamento elettrico e non potrà garantire che questa politica si
ripercuoti sui prezzi finali dell’energia elettrica, evitando che a pagare
siano solo le famiglie dei ceti popolari. Se lo sviluppo di fonti energetiche
come il solare e l’eolico sono da salutare positivamente, dall’altra parte è
giusto tener presente che per passare ad una produzione più decentralizzata
dell’elettricità sul territorio nazionale, sarà necessario investire diverse
decine di miliardi di franchi senza alcuna garanzia che questi costi non
saranno poi riversati sulle bollette dei cittadini nelle cosiddette “spese per
la rete elettrica”. In questo senso preoccupa l’introduzione di “tariffe
dinamiche” per disincentivare l’uso di energia nei momenti di maggiore consumo:
non è da sottovalutare il rischio di un “aumento fantasma” delle bollette a carico
delle economie domestiche, contro il quale occorrerà adottare provvedimenti
adeguati a compensare la perdita di potere d’acquisto. In quest’ottica
concedere negli obiettivi della legge un maggiore peso allo sviluppo delle
centrali idroelettriche avrebbe probabilmente limitato il futuro impatto sulle
tasche dei cittadini.
Lo sviluppo delle energie rinnovabili permetterà
un importante aumento della diversificazione delle fonti energetiche, ma per
come sono orientati gli obiettivi della Legge, non ci si può illudere che anche
in futuro, in determinate condizioni, sarà sempre necessario ricorrere
all’acquisto di energia elettrica prodotta dall’estero. Il Partito Comunista
ritiene che questa situazione sia da ridurre al minimo.
Se quanto previsto dalla Legge prevede
effettivamente una maggiore indipendenza dall’UE dovuta ad una tendenziale
diminuzione del fabbisogno elettrico estero, dall’altra parte il nostro Paese, nonostante
questa riforma, rimarrà ancora dipendente dall’estero nel campo delle
tecnologie, della componentistica e dei pezzi di ricambio dei nuovi impianti
previsti. Data l’assenza – come detto – di un vero piano pubblico strategico
che auspichi anche la riduzione di questo tipo di dipendenza indiretta, sarà
come minimo importante sorvegliare che si applichi una reale diversificazione
tra l’utilizzo di tecnologie e prodotti derivanti dall’UE e dagli USA ma anche
dai paesi emergenti, poiché anche in questo ambito non mancano interessi
geopolitici e la nostra neutralità si vede anche dalla politica energetica!
Una delle principali obiezioni alla legge
presentata dai contrari è rappresentata dal pericolo di una riduzione della
tutela della natura e del paesaggio: il nostro Partito ritiene però che il
carattere strategico della politica energetica sia preminente su tali
considerazioni, rilevando inoltre come le garanzie ambientali e democratiche
previste dalla legge siano complessivamente sufficienti a tutelare le
possibilità di opposizione popolare a nuovi impianti ritenuti deturpanti del
territorio.
Benché il Partito Comunista non si illuda sulle
reali volontà di negoziazione del Consiglio federale, sarà fondamentale nel
contesto delle trattative per il nefasto accordo quadro Svizzera-UE, bloccare
il progetto di liberalizzazione totale nel mercato energetico promossa
dall’Unione Europea. Oltre ai citati risvolti geopolitici legati
all’integrazione energetica nelle catene d’approvvigionamento europee, è
infatti forte il pericolo di una dinamica di dumping e concorrenza sleale da
parte delle aziende elettriche della UE, che potrebbe disincentivare la
transizione energetica e ridurre quindi la stessa e auspicata sovranità
energetica del Paese.
Non da ultimo, è da salutare con favore la
volontà di armonizzare le condizioni quadro a livello nazionale, contrastando
le disparità ad oggi esistenti in campo energetico, ad esempio attraverso
l’introduzione di tariffe minime per l’acquisto di energia prodotta attraverso
impianti fotovoltaici.
In ragione delle considerazioni esposte, il
Partito Comunista invita a votare scheda bianca come protesta per una
legge ancora una volta ambigua, che accanto a un obiettivo lodevole come
quello di aumentare l’autoapprovvigionamento elettrico del Paese, nasconde però
il rischio di una liberalizzazione totale del mercato elettrico e un drastico
aumento dei costi per i consumatori. Troviamo in particolare vergognoso che per
raggiungere tali scopi si decida di affidarsi prevalentemente alle logiche
delle sovvenzioni alle ditte private in un sistema di mercato semi-libero, le
quali non danno alcuna effettiva garanzia del raggiungimento della sovranità
energetica in un contesto di forte pressioni verso l’integrazione al mercato
elettrico dell’UE.

