Comitato Sì alla porta d’accesso del Locarnese
Altro che Davide contro Golia
Redazione
04.06.2025 11:00

Foto: ©Gabriele Putzu
Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.
Il vero Golia è chi può permettersi di investire centinaia di
migliaia di franchi per tappezzare il Ticino con la propria propaganda, nella
speranza di mascherare una cronica mancanza di argomenti con fiumi di manifesti
e slogan finanziari. Il Comitato “Salva Viale Cattori” si presenta come un gruppo
spontaneo e popolare, ma dietro la facciata da “cittadini qualunque” si cela
una campagna ben finanziata e organizzata, pronta a difendere interessi locali ed economici mascherandoli
da sensibilità ambientale o urbanistica. Il Nodo Intermodale di Locarno-Muralto non è un capriccio della
politica, ma un investimento strategico, discusso per anni e approvato
da ogni livello istituzionale – comunale, cantonale e federale. È il frutto di
un processo democratico e trasparente, non di un’imposizione dall’alto e se
tante persone - politiche e non - lo sostengono è proprio perché è un progetto
ponderato e ben studiato. Proprio al fine di ascoltare nuovamente tutte le voci
si è deciso nel 2021 di sospendere per oltre due anni l’iter progettuale al
fine di valutare nuovamente eventuali alternative. Da questo processo è scaturita
un’unica variante tecnicamente fattibile e che, seppur molto peggiorativa rispetto
a quella di base, permetteva di evitare il passaggio di bus su viale Cattori.
La stessa è stata respinta dal Consiglio Comunale di Muralto e soprattutto dagli
stessi referendisti!
La nuova fantomatica variante è già stata scartata
Il progetto attuale non esclude, ma valorizza l’intera area della stazione, rispondendo
a criteri di mobilità sostenibile, sicurezza e funzionalità. Chi lo contesta
preferisce bloccare tutto, cavalcando un “no” pretestuoso che non propone
alternative concrete, ma solo rinvii e veti incrociati. Dire che “non si è
contro il nodo” ma poi affossarne ogni passo è solo un gioco retorico. Infatti la nuova fantomatica variante proposta ultimamente dai
contrari è già stata valutata a più riprese e scartata perché non fattibile tecnicamente.
Sebbene l’area a nord della stazione sia lunga, risulta infatti troppo stretta
per permettere le manovre dei bus articolati, l’allineamento alle banchine e la
creazione di marciapiedi rialzati a norma per persone con mobilità ridotta. Gli
spazi limitati non consentirebbero inoltre di accogliere un numero sufficiente di
stalli per i bus, né di garantire una convivenza sicura ed efficiente tra
traffico automobilistico e trasporto pubblico in entrata e uscita da via
Stazione. A questo si aggiunge il fatto che sul piazzale nord è prevista la
creazione di un autosilo di due piani con 240 posteggi e una vasta terrazza
verde sul tetto, pensata come naturale prolungamento del sagrato della chiesa
di San Vittore. Inserire il terminale dei bus in questa zona significherebbe
rinunciare a oltre 140 parcheggi in un comparto già carente sotto questo
aspetto e non permetterebbe di separare le auto dai bus creando importanti
conflitti su via stazione a scapito della fluidità del traffico stradale. Dal
punto di vista infrastrutturale i limiti sono molteplici, sotto l’area si trova
infatti la stazione della Centovallina, mentre a lato le FFS intendono
realizzare un quarto binario con relativo marciapiede, necessario per gestire
l’aumento dell’utenza ferroviaria, aspetti che rendono ancora più irrealizzabile
l’ipotetica variante.
Perché votare sì
Va considerato anche che i terreni del piazzale nord sono di
proprietà privata: ciò che implicherebbe costose e lunghe procedure di
esproprio o acquisto, con un aggravio economico di molto superiore ai 7,1
milioni di franchi di quota cantonale prevista per il progetto attuale. In
sintesi, il piazzale nord non rappresenta un'alternativa sostenibile né dal
punto di vista tecnico, né da quello economico o urbanistico. Fermare oggi questo progetto significa paralizzare la mobilità del
Locarnese per un altro decennio. Significa lasciare una delle aree più trafficate senza una
soluzione efficace per trasporto pubblico, automobilisti, pendolari, studenti e
turisti. Significa rinunciare a un’infrastruttura moderna e orientata al
futuro. Si ricorda infine l’esito della votazione cantonale sul collegamento
Locarno-A2. Abbondavano anche allora gli imbonitori secondo cui in due anni
avremmo avuto un progetto migliore. Ne sono passati ormai quasi venti, e la
soluzione per ora non si scorge ancora all’orizzonte... Il 15 giugno votiamo SÌ Per un Locarnese che guarda avanti, non
per chi ha interesse a mantenere tutto fermo.

