Giuliano Guerra
AlpTransit e progetti concorrenti: miopia delle FFS?
Redazione
19.01.2024 09:36

Foto: Giuliano Guerra
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La notizia è apparsa un po’ in sordina qualche
giorno fa sul Corriere del Ticino. Sarebbero state le FFS a suggerire al
Consiglio federale di non considerare l'ampliamento di AlpTransit a Sud di
Lugano come progetto prioritario entro il 2035. Alla base del preavviso
sfavorevole vi sarebbe l’assenza di una “necessità oggettiva di aumentare la
capacità” del corridoio Lugano-Chiasso.
Del tema se ne è già occupato il consigliere comunale candidato al Municipio di
Bellinzona e deputato al Gran Consiglio Tiziano Zanetti che in un’interpellanza
all’esecutivo cittadino e in un’analoga interrogazione al Consiglio di Stato
con i colleghi deputati Bixio Caprara e Omar Terraneo ha sollecitato una
risposta delle rispettive autorità sul mancato completamento di AlpTransit,
richiamando più che giustificati timori sulla sicurezza e sulle ripercussioni
ambientali rilevate da una perizia nel tratto ferroviario a cielo aperto tra
Bodio e Bellinzona.
Non posso che sottoscrivere tali preoccupazioni, aggiungendo come la scelta da
parte del Consiglio federale di non considerare prioritario il completamento di
AlpTransit tradisce innanzitutto il mandato popolare. Il progetto sul quale la
popolazione svizzera si era espressa nel 1992 prevedeva infatti tra gli scopi
dichiarati l’accesso del traffico passeggeri alla rete celere europea, con
conseguente riduzione dei tempi di percorrenza tra il Nord e il Sud delle Alpi.
Nell’opuscolo di spiegazione del Consiglio federale si affermava che “da Zurigo
si raggiungerà Milano in due ore”. Oggi, a trent’anni di distanza e con le
gallerie del Gottardo e del Ceneri completate, se ne impiegano più di quattro.
Tuttavia, il rinvio del completamento di AlpTransit non costituisce soltanto
una scelta in contrasto con il mandato popolare, ma rischia di rivelarsi pure
una mossa incredibilmente miope in un periodo storico caratterizzato da
iniziative geopolitiche di straordinaria rilevanza.
Mi riferisco in particolare al corridoio Trimarium, un’iniziativa del governo
polacco che raggruppa 13 Paesi tra il Mar Baltico e il Mediterraneo
coinvolgendo appunto, nello spirito dell’iniziativa dei “tre mari”, la Polonia
e il suo affaccio sul Baltico, la Romania e la Bulgaria con i loro porti sul
Mar Nero, la Croazia e la Slovenia sull’Adriatico. A queste si sarebbe aggiunta
recentemente la Grecia con i suoi porti sull’Egeo.
Un’iniziativa, quella del
Trimarium, che in un recente convegno all’USI il direttore della rivista
italiana di geopolitica Limes Lucio Caracciolo ha definito un concorrente
temibile per la dorsale ferroviaria del San Gottardo, tenuto conto che nel
solco di questo progetto sono previsti investimenti miliardari in
infrastrutture energetiche, stradali, nelle vie d’acqua e, appunto, in quelle
ferroviarie. Già con la chiusura della Galleria di base in seguito
all’incidente dell’agosto 2023 parte del traffico merci è stato dirottato sul
Brennero. Se il progetto Trimarium dovesse concretizzarsi – e ci sono ragioni
economiche, infrastrutturali e geopolitiche dietro a questa visione che conta
pure sulla benedizione di Stati Uniti e NATO – la dorsale del trasporto merci
europeo Nord-Sud rischia di spostarsi ancora più a est, con conseguente
emarginazione del nostro Paese.
Ritengo pertanto fondamentale continuare come Città a fare pressione sulle
autorità cantonali e federali affinché il completamento di AlpTransit a Sud di
Lugano e la circonvallazione di Bellinzona siano messi al più presto tra i
progetti prioritari. Su questo confido nel sostegno della qualificata presenza
dei nostri rappresentanti in Gran Consiglio e alle Camere federali. Una
delegazione, quella turrita a Berna, da ottobre significativamente rafforzata
grazie all’elezione del vice-sindaco Simone Gianini in Consiglio nazionale.
Giuliano Guerra, economista, Bellinzona

