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Alla fine dei sogni c’è sempre il duro risveglio?
Redazione
30.08.2023 14:57

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Ci siamo! Siamo all’inizio dell’ennesima
campagna elettorale e dopo alcune settimane di piacevoli sogni, il 22 ottobre
ci sveglieremo con una nuova legislatura e dieci nuovi rappresentati del Ticino
in quel di Berna. Durante le mie vacanze estive mi sono preso del tempo per me
stesso, del tempo con la mia famiglia e questo mi ha aiutato a comprendere
meglio il libro che avevo appena finito di leggere, un libro che consiglio a
tutti voi. Si chiama Il secolo della solitudine di Noreena Hertz. Il XXI secolo è il secolo della solitudine, un male sottile che si è
insinuato dentro di noi e ha permeato ogni aspetto della nostra società. È la
solitudine strutturale creata dalla nostra società, che ci spinge a pensare
solo a noi stessi e a vedere gli altri come concorrenti o nemici, che si tratti
di colleghi, partiti politici o altro. È l’isolamento provato dalle persone che
si sentono trascurate e tradite dai propri rappresentanti politici e dallo
stato, al punto di lasciarsi sedurre dal richiamo del populismo facile e dei
partiti politici agli estremi degli schieramenti. È pure il mondo parallelo e
incontrollato dei social network, dove l’io si occulta dietro una maschera e
dove tutto vale per sfogarsi a volontà. È l’emarginazione sul posto di lavoro,
dove il lavoratore si percepisce come un ingranaggio insignificante perché
manca la comunità. È la solitudine speciale delle città, dove possiamo ordinare
centinaia di menu in consegna a domicilio ma non sappiamo il nome del nostro
vicino di casa. Ora per alcune settimane la solitudine di tutti voi sarà
compiaciuta dai 256 candidati spalmati su 33 liste che tenteranno di farvi
sognare, prima del risveglio del 22 ottobre.
Ma io sono una
persona positiva e sono uno dei 256 candidati, ma quello che vorrei fare con
voi non si tratta di un sogno, ma di un graduale risveglio. Infatti,
nell’antica Grecia Pericle definiva la politica “l’arte di vivere insieme”. Ecco,
questa è la visione che porto con me in questa campagna elettorale. Non voglio
alimentare sogni irrealistici o promesse vuote, ma desidero promuovere un reale
risveglio collettivo, una rinascita della coscienza sociale e politica. Il
libro che ho menzionato, "Il secolo della solitudine", offre
un'analisi profonda di come la solitudine abbia infiltrato la nostra vita
moderna. Tuttavia, non voglio che questa solitudine sia la protagonista della
nostra storia politica. Voglio contrastarla con la forza dell'unità e della
cooperazione. Per fare ciò, ho deciso di candidarmi, non solo come rappresentante
del Ticino a Berna, ma come un cittadino desideroso di costruire ponti tra le
persone, di ricostruire il senso di comunità che sembra essersi sciolto.
La politica, come
Pericle affermava, è l'arte di vivere insieme nella città. Questa definizione
risuona ancora oggi con una verità universale. La politica non dovrebbe
dividerci o alimentare rivalità distruttive, ma dovrebbe essere lo strumento
attraverso cui realizziamo il bene comune. Il mio obiettivo è promuovere
un'agenda politica che favorisca progetti concreti attraverso la
collaborazione, il dialogo e la comprensione reciproca. Mi rendo conto che non
sarà un percorso facile. Le tentazioni dell'estremismo e del populismo sono
forti, e il cammino verso un risveglio collettivo richiederà sforzo, dedizione
e pazienza. Ma sono convinto che possiamo farcela. Possiamo invertire la
tendenza della solitudine strutturale e costruire una società in cui ognuno si
senta parte di qualcosa di più grande, in cui ciò che ci unisce sia più forte
di ciò che ci divide.
In queste settimane
di campagna elettorale, vi invito a riflettere su come possiamo superare la
solitudine, non solo a livello personale, ma anche come società. Invito
ciascuno di voi a considerare il potenziale di un impegno politico che metta in
primo piano l'empatia, la responsabilità e la ricerca di soluzioni condivise.
Il 22 ottobre, quando ci sveglieremo con i risultati delle elezioni, spero che
non ci troveremo di fronte a un'ulteriore conferma della solitudine
strutturale, ma a un inizio di cambiamento. Sono fiducioso che possiamo rendere
il XXI secolo non solo il secolo della solitudine, ma anche il secolo della
riscoperta della comunità, della solidarietà e del progresso condiviso. Il mio
impegno è per un futuro in cui la politica ci unisca anziché dividerci, in cui
possiamo guardare al nostro vicino di casa e sapere il suo nome, in cui il
nostro sogno collettivo sia quello di costruire una società migliore per tutti.
È un risveglio che non può aspettare, ed è un viaggio che voglio intraprendere con
ciascuno di voi per dimostrare che la politica può essere l'arte di vivere
insieme, proprio come sosteneva Pericle.
Stefano Dias, candidato al
Consiglio Nazionale – Lista 23

