Alberto Togni
Alla BNS urge un cambio di strategia
Redazione
13.01.2023 12:37

Foto: ©Marin Mikelin
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Quanto era da settimane sulla bocca di molti, e che in
Ticino non ha mancato di suscitare discussioni, è ormai ufficiale: dalla BNS
non arriverà il versamento a beneficio di Confederazione e Cantoni. La causa è
una perdita di 132 miliardi di franchi che ha completamente bruciato la riserva
per future ripartizioni di 102,5 miliardi. Per il Ticino si tratta di una
minore entrata di quasi 140 milioni di franchi, che purtroppo si tradurrà
verosimilmente in una manovra di rientro che, fosse anche spalmata su più anni,
non lascia presagire nulla di buono per le prestazioni sociali e chi ne
usufruisce, soprattutto nell’attuale contesto di rincaro e perdita del potere
d’acquisto. Ma come si è giunti a una perdita di queste proporzioni? Purtroppo,
la BNS non rilascia informazioni, neanche alla classe politica, in merito al
suo portafoglio, tantomeno alle sue scelte di investimento (e questo è già
problematico di suo). Grazie alla SEC però, l’autorità federale statunitense
preposta alla vigilanza e regolamentazione del mercato azionario, sappiamo che
la BNS deteneva quasi 180 miliardi di azioni americane (ben il 20% degli
investimenti totali della banca), di cui 40 solo nel controverso settore dei
GAFAM (Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft) e che proprio il forte calo
di questi titoli rappresenta circa tre quarti della perdita azionaria totale
annunciata dalla BNS (54 miliardi). Una delle motivazioni è quindi la scelta -
incomprensibile se pensiamo che la BNS è una banca centrale tenuta
costituzionalmente ad agire nell’interesse generale del paese - di collocare
una quota così sproporzionata delle proprie attività in un mercato altamente
volatile e rischioso. Una seconda ragione invece, e come Partito Comunista la
criticammo in solitaria già nel 2015, è la grossa esposizione in euro portava
avanti dall’istituto per evitare l’apprezzamento del franco (obiettivo tra
l’altro centrato solo a fasi alterne).
La BNS deve assolutamente cambiare strategia,
diversificando maggiormente le proprie esposizioni, ma anche ripensando alle
sue politiche, ovvero non limitandosi più a distribuire (quando possibile) gli
utili, ma anche concedendo crediti a Confederazione e Cantoni e e rendendo la
sua politica monetaria uno strumento per lo sviluppo socio-economico della
Svizzera. E non da ultimo, oggi a maggiore ragione vista anche la
decuplicazione del suo bilancio negli ultimi 20 anni, occorre abolirne lo
statuto di indipendenza rispetto alle autorità politiche e quindi in ultima
istanza, dalla popolazione.
Alberto Togni, Consigliere comunale a Gordola e membro di
Direzione del Partito Comunista

