SISA
AIUTIAMO GLI APPRENDISTI, NON SONO CITTADINI DI SERIE B!
Redazione
09.07.2024 14:25

Foto: ©Chiara Zocchetti
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Il
92% degli apprendisti si dice stressato, questi sono i dati allarmanti
divulgati dal sondaggio di UNIA, che chiede misure immediate come maggior tempo
libero, migliore protezione contro la discriminazione e salari più alti.
Purtroppo questi dati non stupiscono, anzi sono l’ennesima conferma di una
sempre più diffusa precarietà giovanile che colpisce in particolar modo gli
apprendisti. Ora che le autorità si trovano questi dati davanti, non possono
più ignorare tale situazione ed è giunta l’ora che si interroghino su delle
misure strutturali urgenti che vadano a tutelare lo stato di salute degli
apprendisti.
A
questo proposito, in quanto sindacato di studenti e apprendisti, rivendichiamo
da anni un miglioramento delle condizioni formative e lavorative degli
apprendisti. Infatti sono vittime di un feroce sfruttamento da parte dei datori
di lavoro, che spesso li costringono a svolgere i lavori più ingrati sul posto
di lavoro. A queste condizioni si somma la precarietà salariale, secondo il
sondaggio di UNIA -il 46% degli interrogati guadagna meno di 999 franchi al
mese dal primo al quarto anno-. Oltretutto, più della metà degli studenti e
apprendisti (55%) lavora più di 9 ore al giorno nonostante sia illegale. Come
se non bastasse, a queste difficili condizioni di lavoro si sommano razzismo,
mobbing e molestie sessuali ed è inaccettabile prendere atto che il 27,7% delle
donne e il 7,8% degli uomini abbia subito molestie sessuali, mentre il 35,3%
razzismo. Per di più un terzo degli intervistati dichiara di aver subito
mobbing. Peraltro, va sottolineato che, queste sono delle chiare prove di un
ispettorato insufficiente che svolge dei “controlli” lacunosi e d’altro canto
di una sfiducia da parte degli apprendisti verso queste figure.
In
second’ordine, va messo l’accento su un aspetto che spesso e volentieri quando
si parla di apprendisti viene trascurato: l’istruzione. A questo proposito,
questi giovani ricevono un’istruzione a metà rispetto ai loro coetanei che
frequentano altre scuole. Infatti, passando la maggior parte della loro
settimana sul luogo di lavoro, in un contesto di socializzazione scoraggiante,
gli apprendisti non possono seguire un percorso di studi completo grazie a cui
sviluppare le proprie capacità e il proprio spirito critico.
Qual
è il risultato di questa situazione?
Tirando
le somme sembra che gli apprendisti vengano considerati, per usare un eufemismo
“cittadini di serie B”. In primo luogo, non sono lavoratori a tutti gli effetti
e perciò non godono dei minimi diritti che vengono loro concessi, apparendo ai
datori di lavoro, come mera manodopera a basso costo, flessibile e facilmente
impiegabile. D’altra parte, non sono nemmeno studenti a pieno titolo, ricevono
quindi un’istruzione di seconda categoria, alla quale vengono tagliate le
materie umanistiche dai programmi.
Questa
discriminazione strutturale non è assolutamente accettabile, perciò il SISA
invita i sindacati a schierarsi in fronte unito per difendere e migliorare le
condizioni lavorative di studenti e apprendisti. A questo proposito,
rivendichiamo:
1.
Tempo libero: l’aumento da 5 a 10 settimane di vacanza annuali.
2.
Salario: l’introduzione di un salario minimo di 1000 franchi al mese per gli
apprendisti.
3.
Ispettorato: Il potenziamento dell’ispettorato di tirocinio, aumentando il
numero degli ispettori e delle visite annuali, con visite annuali e un
controllo obbligatorio sulla pianificazione dei turni.
4.
Cultura: il potenziamento dello statuto culturale delle scuole professionali,
dando più spazio nei piani di studio alle materie umanistiche.

