Samuel Iembo
Ai giovani ticinesi importa della Palestina
Redazione
04.10.2025 08:50

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L’ennesima azione
criminale del governo sionista israeliano ha fatto esplodere una pentola a
pressione che aveva già mostrato forti segni di cedimento. Infatti, nonostante
le violazioni del diritto internazionale ripetute da decenni, la questione
palestinese era sempre in chiaroscuro nell’opinione pubblica, la limpidezza ora
è cristallina: con il blocco della Flotilla Sumud, il coperchio è saltato
definitivamente.
Ne è la prova che
neanche ad un’ora di distanza in tutto il mondo, in particolare in Italia, sono
scese in piazza migliaia di persone a tarda notte per far sentire la propria
contrarietà. Il messaggio è chiarissimo: siamo stufi.
Anche qua a Lugano
è stata convocata una manifestazione che ha raccolto migliaia di cittadini
attorno alla causa palestinese. Il corteo a Lugano ha bloccato il lungolago in
una pacifica mobilitazione che si è fatta sentire per la sua organicità. In
prima linea in tutte queste manifestazioni ci sono giovani, studenti, ma anche
lavoratori, precari e anziani. In sostanza, la causa palestinese, tantissimo
cara ai giovani che vogliono un mondo migliore in cui vivere, è riuscita ad
unire intere generazioni molto più di altri progetti che miravano
specificatamente a quello. È il grido di una generazione che entra oggi
nell’età adulta e vuole cambiare veramente il modo di affrontare la vita, e
tutti gli altri, si sono lasciati ispirare da quest’ondata.
Anche a Bellinzona
l’avevamo fatto bloccando le vie centrali della città. La manifestazione a
Lugano è però arrivata in serata a bloccare pure lo svincolo autostradale di
Paradiso. Qui sono tuonati i commenti: “scansafatiche! Disturbate la brava
gente che vuole solo andare a casa dopo il lavoro”. Peccato che molti
arrivavano in serata e tardivamente, proprio perché da poco usciti dal lavoro.
E quando si è in tanti ci e si sente di essere una fra le tantissime città
della Svizzera, dell’Europa e del mondo, non si può mollare. Bisogna far
sentire a chi ci governa la nostra contrarietà, senza violenza, ma fermando
tutto. Non per un capriccio, ma perché la questione oltre che umana è anche
politica. È la politica a dover intervenire e noi in piazza e nelle strade
facciamo sentire che siamo tanti cittadini a volere un cambiamento, quindi è
giusto usare i metodi di lotta (nonviolenti) che attirino l’attenzione. A tal
proposito, vale la pena ricordare che chi blocco l’autostrada e il ponte-diga
nel 1991, utilizzando questo metodo come protesta politica, non apparteneva a
movimenti di sinistra.
Le manifestazioni
chiedono, fra le cose, il riconoscimento della Palestina, l’interruzione di
accordi militari e accademici con Israele e che la Svizzera rispetti la sua
tradizione umanitaria, difendo i concittadini elvetici e attivisti imbarcati
sulla Sumud dalle azioni di pirateria di Israele. Finché ciò non sarà fatto, i
giovani continueranno a mobilitarsi, si spera con sempre più forze, per
ottenere i cambiamenti che ci aspetta da una Svizzera che oltre ad essere
veramente neutrale e non filo-sionista, sappia anche rispettare la propria
tradizione umanitaria.
Samuel Iembo, membro della
Commissione Giovani della città di Bellinzona per il Partito Comunista

