Diego Baratti
Accordo quadro: siano i cantoni ad alzare la voce
Redazione
09.05.2025 14:05

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Il Consiglio federale, con il voto determinante del Consigliere
federale Ignazio Cassis, sembra deciso a percorrere una scorciatoia pericolosa:
eludere il referendum obbligatorio con maggioranza dei Cantoni sull’accordo
quadro istituzionale con l’Unione Europea, il cosiddetto pacchetto “Bilaterali
III”. Una manovra che non riguarda solo la forma, ma tocca il cuore stesso
della nostra democrazia diretta.
Quando si parla di integrazione istituzionale con Bruxelles,
non si tratta di una semplice trattativa commerciale. Si tratta di una scelta
strategica, che ridefinirebbe il rapporto tra la Svizzera e l’UE, subordinando
sempre più il nostro ordinamento giuridico, le nostre regole e perfino la
nostra giurisprudenza alle decisioni prese altrove. In una parola: cessione di
sovranità. E una cessione di sovranità non può avvenire senza il coinvolgimento
diretto del sovrano, ossia del popolo e dei Cantoni.
Non è solo questione di principio, ma anche di conseguenze
concrete. Un ulteriore allineamento istituzionale all’UE potrebbe avere
ripercussioni devastanti soprattutto per le regioni periferiche, come il
Ticino. Chi conosce il nostro territorio sa bene che la realtà economica e
sociale di un Cantone di frontiera non è comparabile con quella di Zurigo o
Ginevra. Eppure, con regole imposte dall’alto e applicate uniformemente, queste
differenze verrebbero ignorate, penalizzando proprio chi già oggi paga il prezzo
più alto della concorrenza europea sul mercato del lavoro e della pressione
fiscale.
A tutto ciò si aggiunge un comportamento preoccupante da
parte dello stesso Cassis: nella sua impazienza di “chiudere il dossier”, ha
escluso le commissioni parlamentari competenti dalla piena visione dei
documenti, offrendo invece accesso solo a pochi parlamentari selezionati. Una
gestione opaca, che sfida la separazione dei poteri e contribuisce ad
allontanare sempre più le decisioni dal controllo democratico. Peggio ancora:
rinunciando al voto dei Cantoni, si rischia di alimentare un senso di
estraneità tra il centro decisionale di Berna e le realtà locali, che vivono e
subiscono concretamente le conseguenze delle decisioni politiche.
Ora spetta ai Cantoni far sentire la propria voce, per
richiedere che per un dossier così delicato siano ponderati nel modo corretto i
loro interessi, tramite la doppia maggioranza. In questo senso, in Gran
Consiglio ticinese è pendente attualmente una mozione proposta dai Giovani UDC
che chiede al Cantone di impegnarsi a garantire che l’accordo con l’UE sia
sottoposto a referendum obbligatorio con doppia maggioranza, ricorrendo a tutti
i mezzi legali disponibili e, se necessario, promuovendo un referendum facoltativo
con altri Cantoni. Atti parlamentari simili sono stati presentati anche a
Berna, Vaud, Friburgo e Svitto.
In una Confederazione fondata sul federalismo, nessuna
decisione di portata strategica può essere presa senza pieno coinvolgimento dei
Cantoni e il rispetto della doppia maggioranza.

