Lorenzo Quadri
Accordo con l’UE: gli svantaggi se li prende tutti la Svizzera
Redazione
03.01.2025 18:17

Foto: ©Chiara Zocchetti
Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.
Lo scorso venerdì
20 dicembre, il Consiglio federale ha annunciato la conclusione dei negoziati
tra Berna e Bruxelles sull’accordo quadro istituzionale “2.0”. Perché di questo
si tratta: la definizione “Bilaterali III” è truffaldina. Un accordo bilaterale
presuppone la presenza di due partner posti su livello paritario. Invece, ciò
di cui stiamo parlando è un accordo di sottomissione: la Svizzera accetta di
diventare una colonia dell’Unione europea. Quest’ultima è messa sempre peggio
(pensiamo solo alle condizioni in cui versano Germania e Francia); ma non per
questo è meno arrogante. L’UE pretende di comandare in casa nostra, ed in più
vuole anche i nostri soldi. Ed il Consiglio federale – come al solito - capitola.
L’accordo oggi
sul tavolo è semplicemente la fotocopia del trattato affossato nel maggio 2021,
ma più costoso. I suoi promotori ben si guardano dal citarne i punti
fondamentali. Vedi la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE ed i
giudici stranieri. Non dicono che l’accordo istituzionale “2.0” segnerebbe la fine
della sovranità, dell’indipendenza, della neutralità della Svizzera. Ed anche
dei diritti popolari: le decisioni importanti verrebbero prese a Bruxelles. I
cittadini elvetici potranno solo subirle.
I tre consiglieri
federali apparsi nella conferenza stampa del 20 dicembre hanno parlato di accordo
“vantaggioso per entrambe le parti”. Tuttavia, quali unici vantaggi per la
Svizzera hanno citato questioni irrilevanti, come la partecipazione ad Horizon
Europe e ad Erasmus +. E noi dovremmo sacrificare la nostra sovranità e la
nostra indipendenza per simili quisquilie?
E’ risaputo: un accordo
riuscito è quello che distribuisce equamente vantaggi e svantaggi. Che
svantaggi porta a Bruxelles il trattato coloniale? Nemmeno uno. Gli
svantaggi sono tutti a carico della Svizzera.
Quanto alla
famosa clausola di salvaguardia sulla libera circolazione delle persone, di cui
tanto si è sentito parlare: è manifesto che si tratta di un fake, esattamente
come la preferenza indigena light.
In tempi
difficili, invece di conservare alla Svizzera sovranità e libertà - e quindi
margine di manovra - il CF vorrebbe legare istituzionalmente il Paese ad
un’Unione europea che sta colando a picco.
Con l’accordo
quadro 2.0 permetteremmo ai burocrati di Bruxelles ed ai loro giudici di
comandare in casa nostra. A decidere nelle controversie tra Svizzera ed UE
sarebbero i giudici di quest’ultima; quindi, ci sottometteremmo ai magistrati della
controparte. Una follia. Al danno si aggiunge la beffa, poiché per tutto questo
pagheremmo un prezzo stratosferico: 350 milioni all’anno. Una fattura che, dopo
il 2036, è destinata a salire. Ma, evidentemente, per l’UE i soldi si trovano
sempre.
Ad un accordo del
genere, che in gergo giuridico verrebbe definito un “patto leonino” (uno dei
due contraenti fa la parte del leone), si può solo dire un chiaro NO. La nostra
democrazia diretta è incompatibile con il centralismo antidemocratico di
Bruxelles.
Lorenzo Quadri, Consigliere
nazionale per la Lega dei Ticinesi

