Gianni Delorenzi
A far peccato si fa sempre in tempo
Redazione
16.02.2024 14:37

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L’altro giorno mi sono
ricordato di tanti anni fa, quando in paese giunse un giovane parroco molto
motivato ed anche efficace. Girava sempre con al seguito una pia donna che
visibilmente lo adorava; purtroppo per lei, la bellezza era fatta in tutt’altro
modo. Confidenzialmente e scherzosamente prendevo in giro il novello pastore su
un possibile nascente amorazzo. Un giorno però, guardandomi fisso negli occhi,
mi disse a muso duro: “Io il peccato non lo faccio, ma se proprio lo dovessi
fare, allora lo farei bene!”
Il paragone con l’esercito
Mi
sono ricordato di questo episodio leggendo il parere del capo di tutti i capi
del nostro esercito. “Se fossimo attaccati, potremmo resistere al massimo otto
giorni”, così si è espresso. Bene, alla faccia dei debiti miliardari che pure
in un qualche modo bisognerà onorare, degli aerei più performanti sul mercato che
abbiamo appena acquistato e delle decine di carri armati che giacciono qua e là
in vari magazzini, ma non si possono usare.
Le due possibilità
Insomma, otto giorni e poi
alziamo bandiera bianca? Mi sembra poco rispetto agli sforzi che si fanno. E
allora, il peccato lo si fa bene o non lo si fa del tutto, dico io. Il peccato
sarebbe rinunciare alla neutralità (tanto in pochi all’estero ci credono
ancora), entriamo nella Nato e diamo una mano, in caso di necessità vera, a
“difendere i valori del Mondo occidentale”, soprattutto se prossimamente Trump lascerà
soli noi poveri europei. E se no? Beh, una “Svizzera senza esercito” come
qualcuno già propose. Invece di otto giorni, ad occuparci probabilmente ci
metteranno solo mezza giornata, ma magari ci faranno meno male. Ho chiesto un
parere al mio amico La Palisse, mi ha risposto: “Elementare Watson”.
Gianni
Delorenzi, Vacallo

