Cristiano Poli Cappelli
A difesa di una categoria privilegiata
Redazione
05.03.2024 18:38

Foto: © CdT/Gabriele Putzu
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Gli insegnanti non servono a
nulla. Urliamolo tutti insieme. Non è, forse, quello che molti pensano? L’attuale
intellighènzia, non solo ticinese intendiamoci, non perde occasione per far
passare la morale più o meno implicita che quella dei docenti sia “una
categoria privilegiata” che guadagna stipendi del tutto sproporzionati a quello
che fa, con settimane di vacanze retribuite, con il posto garantito a vita, e
chi più ne ha più ne metta.
Ne abbiamo avuta dimostrazione in questi ultimi
giorni, quando tanti esponenti politici e non si sono
scagliati contro i dipendenti pubblici e del settore sociale che hanno
scioperato, in numero ragguardevole, a Bellinzona, non tanto contro i tagli
paventati ma contro un certo modo di intendere la politica, una politica che
considera il diritto stesso di sciopero come un qualcosa di inaccettabile.
Eppure, tornando ai docenti, si potrebbero
citare numerosi studi per dimostrare che la tanto privilegiata
categoria dei docenti è una delle categorie più a rischio per la sindrome da
Burnout, peraltro con un continuo aumento di casi. La sindrome da Burnout è caratterizzata da esaurimento
psicofisico sempre più grave, frustrazione, incapacità di avere il controllo
del proprio lavoro, riduzione delle performance, della concentrazione, della
creatività e sfocia spesso e volentieri nella depressione. Non si tratta di
fantasie, ma di un qualcosa con cui moltissime categorie di lavoratori hanno a
che fare. Ma come? Non stavamo parlando
di una categoria di privilegiati, con carichi di lavoro blandi e poco
stressanti? Non dicevamo che gli insegnanti lavorano meno rispetto ad altre
categorie?
Certo, se considerassimo il
lavoro del docente come quello di una figura il cui unico scopo è compilare scartoffie
prendendo atto delle differenze intellettive e di rendimento tra gli allievi, il
cui unico compito è prendere atto della situazione di una classe scolastica
senza far nulla se non dare fiato a parole vuote per qualche ora, potremmo
essere d’accordo. Peccato che coloro che oggi si indignano per lo sciopero
avvenuto giovedì scorso, definendolo “poco comprensibile” o, addirittura “assurdo”,
dimenticano che i docenti hanno spesso un ruolo ben più nobile e rilevante.
Spetta ai docenti - non solo a loro ovviamente - tentare di colmare quelle differenze
sociali che, di fatto, limitano la realizzazione di un principio fondamentale
delle costituzioni moderne: le pari opportunità tra gli esseri umani. Gli
insegnanti hanno spesso il ruolo di accogliere situazioni drammatiche ed
esigenze umane a volte imprevedibili, pur dovendo continuare a trasmettere il
loro sapere in modo dinamico, creativo, equilibrato. Coloro che sminuiscono il ruolo dei docenti
dimenticano che gli insegnanti hanno il delicato compito di formare dei
cittadini che si appassionino alla cultura, alla letteratura, alla filosofia,
alla storia, alla matematica e non robot e soldatini che sappiano rispondere in
coro: sì! Parliamo di compiti complessi, delicati, profondamente stressanti.
La verità è che
certa politica sa perfettamente che il ruolo dei docenti è più che essenziale.
Lo sanno bene i dittatori di ogni epoca i cui primi e più importanti interventi
sono proprio rivolti alla scuola ed alla neutralizzazione della sua funzione
educativa: il luogo dove si possono manipolare le menti, il luogo dove si
possono creare uomini influenzabili e privi di senso critico, che non abbiano
il coraggio di esprimere il loro dissenso: anche con uno sciopero! La scuola è
uno dei più importanti farmaci contro la dittatura, la mancanza di libertà, l’abbrutimento
delle istituzioni.
Viviamo in tempi in cui
dobbiamo affidarci alla funzione educativa della scuola, che va rinforzata, incoraggiata, valorizzata. Non è forse questo il motivo
per cui Françoise Dolto parlava di “umanizzazione” anziché di educazione? Ridando dignità
ai docenti e, di conseguenza, alla scuola, potremmo scoprire che una sua recuperata
funzione umanizzatrice potrebbe aiutare a superare quelle profonde crisi in cui
sono sprofondati i nostri figli, sempre più in difficoltà, sempre più depressi, indifesi ed
impreparati ad affrontare le sfide del loro futuro. Potremmo scoprire che alcune
risposte sono sotto i nostri occhi e che consistono nel rispettare il ruolo di chi dedica la
sua vita ai giovani che sono stati privati negli ultimi vent’anni, di figure di riferimento
esemplari. Non è un caso che proprio queste figure, del settore sociale ed educativo, sono
proprio quelle che in questo momento si sentono più prese di mira dalle stesse istituzioni che
dovrebbero sostenerle.
Cristiano Poli Cappelli, Candidato Consiglio Comunale Lista 12 Costituzione Radicale

