Associazione ospedali di valle
50 franchi per le “bagatelle” non sono la soluzione!
Redazione
10.02.2025 16:14

Foto: ©Gabriele Putzu
Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.
In una recente notizia
pubblicata su La Regione del 6 febbraio 2025 apprendiamo con stupore che il
Consiglio di Stato ticinese appoggia l’idea, scaturita da un’iniziativa
parlamentare federale depositata nel 2017, di introdurre nei reparti di Pronto/Primo
soccorso una tassa di 50 franchi per i “casi bagatella” – cioè a chi si
presenta senza una vera urgenza, e soprattutto senza preavviso scritto di un
medico, farmacista o di un servizio di telemedicina. Esclusi bambini e giovani
fino a 18 anni e donne incinte.
La tassa, pensata per
rendere i pazienti più consapevoli, per ridurre la pressione sui reparti
di Pronto/Primo soccorso e per contenere l’evoluzione dei costi sanitari,
purtroppo presenta dei problemi tali da renderla inutile, pericolosa e del
tutto inapplicabile. Sorprende che il Consiglio di Stato elenchi i problemi uno
per uno, senza giungere all’unica conclusione possibile: questa tassa non s’ha
da introdurre perché dannosa per la salute pubblica. Quante persone nel dubbio
rinuncerebbero alla visita medica d’urgenza, che però potrebbe essere
provvidenziale, ad esempio in caso di ictus o infarto? Quante persone, proprio
in questi casi, perderebbero minuti preziosi alla ricerca di una preiscrizione
per potersi recare al Pronto/Primo soccorso? E cosa farebbero di notte? Quante
persone vulnerabili, in situazioni di disagio sociale, senza medico di famiglia
verrebbero esclusi dalla possibilità di farsi vedere da un medico?
“Il medico di famiglia ha da sempre
rappresentato il primo interlocutore per la fruizione di cure mediche, una
prassi che si è dimostrata del tutto valida” si legge nel testo
dell’iniziativa. Parole giuste, se non fosse che i medici di famiglia oggi scarseggiano,
in particolare nelle valli. Questa nuova imposizione raddoppierebbe la
difficoltà e prolungherebbe il tempo d’attesa prima di ottenere un sollievo
fisico e morale; questo passaggio obbligatorio e questa tassa aggiuntiva
potrebbero facilmente portare alla rinuncia della visita. E la conseguente
trascuratezza sanitaria sarebbe pericolosa. Un’apparente bagatella potrebbe
tramutarsi in un problema assai più grave: dove sta allora la reale emergenza?
L’Associazione per gli ospedali
di valle ritiene che il servizio di Pronto/Primo soccorso debba rimanere
accessibile senza sovrattasse per qualsiasi bisogno sanitario a tutta la
popolazione. Tuttavia, ritiene indispensabile un’informazione chiara, semplice
e completa, da parte del Cantone, delle strutture e degli specialisti sanitari,
sui comportamenti che i/le pazienti devono assumere a seconda dello stato di
salute e dei sintomi, alfine di ottenere una maggior alfabetizzazione
sanitaria. Investire in questo campo, impone una formazione del personale
addetto e la formazione di un maggior numero di medici di famiglia: così si
aiuterebbe a ridurre la pressione sui reparti di Pronto/Primo soccorso, ma
senza mettere a repentaglio la salute della popolazione.
Associazione per gli ospedali di valle - Gina La
Mantia e Giuliana Colombini

