Diego Baratti
200 franchi: un invito a modernizzarsi
Red. Online
09.02.2026 20:25

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Secondo un recente
studio dell’USTAT, i giovani tra i 15 e i 29 anni guardano in media appena 39
minuti di televisione al giorno. Un dato che riflette un cambiamento profondo:
oggi ci si informa online, le serie si guardano in streaming su cellulare o PC
e il tempo libero si sposta sempre più sui social. La televisione tradizionale
appartiene ormai a un’altra epoca. Eppure, di fronte a
questo cambiamento tecnologico e culturale enorme, ci ritroviamo ancora a
pagare uno dei canoni più alti al mondo. E per cosa? Per prodotti spesso poco
attuali, che molti, soprattutto giovani, non utilizzano più. In questo contesto
la SSR non può permettersi di restare ferma, protetta da un finanziamento
obbligatorio che la sottrae alle regole dell’innovazione. Perché quando si
dispone di una risorsa garantita in eccesso, questa finisce spesso per
diventare un freno. L’abbondanza riduce lo stimolo a migliorare, ad adattarsi,
a reinventarsi. La SSR, in questo senso, è un grande consumatore di imposte:
vive di rendita, non di competitività.
Ingiusto obbligare tutti a pagare
Se chi lavora alla SSR
è davvero così competente e se i contenuti prodotti fossero davvero così
indispensabili, allora non dovrebbe esserci alcuna paura di un confronto con il
mercato. Un servizio di qualità trova sempre il suo pubblico. La SSR potrebbe
benissimo affiancare al mandato di base un’offerta moderna a pagamento:
abbonamenti digitali, contenuti premium, pay-per-view per sport e
intrattenimento, piattaforme accessibili solo a chi decide di aderire. Ma è
ingiusto obbligare tutti a pagare, anche chi ha valide alternative e non
usufruisce di quel servizio. Per questo «200
franchi bastano»: non è un attacco al servizio pubblico, ma un invito
necessario a modernizzarsi, innovare e tornare essenziale.
Diego Baratti, vicesindaco di Ponte Capriasca

