Lorenzo Quadri
200 franchi bastano: non facciamoci ricattare
Redazione
13.02.2026 19:15

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Il Telegiornale della RSI costa circa 13 milioni di franchi all’anno, il
Quotidiano 10 milioni, i dibattiti attorno ai 12 mila franchi a puntata.
A livello nazionale, lo sport costa 44 milioni all’anno.
Con il canone a 200 franchi – che resterebbe comunque uno dei più elevati
d’Europa – la SSR avrebbe a disposizione 850 milioni di franchi all’anno,
contando anche le entrate pubblicitarie. Somma destinata a crescere annualmente
di quasi 20 milioni a seguito dell’immigrazione.
Queste poche cifre già rendono evidente che, per il servizio pubblico, un
canone a 200 franchi è sufficiente. Del resto, lo ha ammesso anche la
direttrice generale della SSR, Susanne Wille. Non pubblicamente, lì bisogna
alimentare la narrazione catastrofista, ma a porte chiuse davanti a potenziali
investitori: se anche passasse l’iniziativa “200 franchi bastano”, la SSR
sarebbe comunque in grado di adempiere al proprio mandato.
Sette canali televisivi, 17 canali radiofonici, decine di piattaforme online
e una presenza pervasiva sui social media: è evidente che un simile apparato ha
ormai ben poco a che vedere col servizio pubblico. E continua a gonfiarsi: ad
esempio, nel 2024 i costi operativi della SSR sono cresciuti di 39 milioni di
franchi, il numero dei dipendenti si è avvicinato ai 7.200, un record. La
Serafe – azienda incaricata di riscuotere il canone – nel medesimo anno ha dal
canto suo versato 6 milioni di dividendi.
Dopo la votazione sull’iniziativa No Billag, la SSR avrebbe dovuto
risparmiare e ridimensionarsi. Ha invece fatto l’esatto contrario. Ha sempre
speso l’intero budget a propria disposizione. C’è da chiedersi se non si tratti
di una mossa voluta per poi ricattare i cittadini con i posti di lavoro. Ma
allora la domanda diventa un’altra: il canone serve a finanziare un servizio
pubblico o un piano occupazionale?
E se il Partito socialista sostiene la campagna contro la riduzione del
canone con ben 820 mila franchi, è forse perché il 75% dei giornalisti della
SSR è di sinistra e, secondo un’indagine della ZHAW di Zurigo, oltre l’88%
delle trasmissioni radiofoniche della RTS è di sinistra, quota che si può senza
tema trasporre anche alla realtà della RSI?
In un mercato mediatico che è profondamente cambiato, costringere i
cittadini a pagare un canone di 335 franchi all’anno non si giustifica più. Non
a caso molti Stati hanno ridotto o addirittura abolito questo balzello,
compreso un piccolo Paese bilingue come il Belgio. Ed è allora inutile
riesumare il Gatto Arturo in un’ossessiva operazione nostalgia. Ai tempi del
Gatto Arturo, la RSI era ben più piccola di oggi e il Telegiornale veniva
trasmesso da Zurigo.
Simili trovate dimostrano solo che i fautori dell’intoccabilità del canone
vanno avanti guardando nello specchietto retrovisore. Pertanto, sono destinati
ad andare a sbattere.
Lorenzo Quadri, Consigliere nazionale Lega dei Ticinesi

