Guido Tognola
200 CHF di (ir)responsabilità
Redazione
13.02.2026 14:29

Foto: © CdT / Chiara Zocchetti
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L’iniziativa “200 CHF bastano!” credo si possa
inserire nell’odierna strategia di un ulteriore indebolimento dello Stato
democratico così come lo abbiamo conosciuto e apprezzato per lunghi decenni.
Inoltre, credo che la stessa tenda a indebolire quella coesione nazionale, una
delle peculiarità svizzere, che il servizio pubblico ha sempre contribuito a
costruire e garantire, in particolare per la formazione dell’opinione pubblica.
Dopo le privatizzazioni delle Regie Federali,
in particolare FFS e PTT, nel nome dell’efficienza, della qualità, della
concorrenza (abbiamo visto come è andata: costi, prestazioni, identificazione
aziendale dei propri collaboratori), ci apprestiamo a decidere anche sul futuro
dei media pubblici (non solo in merito a quella che chiamavamo TSI). Media pubblici
che restano un presidio essenziale, uno degli ultimi, contro l’odierna
concentrazione dell’informazione in pochi centri di potere; minarne
l’autonomia, soprattutto quella finanziaria, significherebbe de facto
indebolire il pluralismo informativo libero e di qualità.
Difficile credere e sostenere che con il
potenziale licenziamento di 700 persone in RSI, qualora l’iniziativa fosse
votata, non si esprima una volontà, anche politica, di “uno smantellamento
strutturale” dell’azienda, non di una riforma o del semplice contenimento dei
costi.
Si è scritto molto. Sciorinati numeri, a volte
anche imprecisi o strumentali, come, ad esempio, lo stipendio del direttore
RTSI è lungi dai ca 400'000 CHF millantati da alcuni (“Mattino della domenica“,
“Ticinolibero.ch”). Molti discorsi che hanno mirato più a colpire persone
fisiche, che a valutare gli effetti, anche sociali, che l’iniziativa implica.
In un contesto dove banche e assicurazioni
licenziano, le redazioni chiudono, il mondo “disloca”, è sconcertante favorire
misure che mettono a repentaglio un servizio pubblico che svolge anche una
funzione sociale e che non da ultimo contribuisce a contrastare operazioni di
dumping salariale.
Ticino, Cantone che rischia di essere sempre
più periferia, incapace di preservare e/o creare posti di “qualità”, si fa capofila
fra i sostenitori di un’iniziativa che rischia di impoverirlo ulteriormente.
Infine, andrebbe considerato l’onere economico aggiuntivo
a carico degli utenti in assenza di un’offerta pubblica completa, di qualità e
culturalmente vicina al territorio: Blue TV ca. 400 CHF/anno; Blue Sport ca.
580 CHF/anno; Sunrise TV (Base) ca 240 CHF/anno (Fonte: Web), tutte piattaforme
private orientate al profitto, a fronte di un risparmio personale pari a pochi
centesimi di franco al giorno: 0.274 per l’esattezza.
Guido Tognola

