Manuele Bertoli
10 considerazioni, 10 errori
Redazione
19.09.2025 09:23

Foto: ©Gabriele Putzu
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Mi permetto di
riprendere il decalogo del cons. naz. Municip. Redatt. sull’iniziativa popolare
per premi al 10% pubblicato in questa rubrica e di aggiungervi qualche
osservazione.
1.
L’iniziativa costerà 300 milioni il primo anno,
poi la fattura lieviterà inesorabilmente. No, gli iniziativisti hanno
presentato trasparentemente il modo con il quale compensare i nuovi sussidi,
affinché il costo finale per lo Stato sia zero; non lo ha fatto invece la Lega,
con la sua iniziativa.
2.
La tesi che il 20-30% degli aventi diritto
rinuncerebbe a chiedere i nuovi sussidi Ripam è ridicola. No, è già la realtà
attualmente, con sussidi limitati a persone con redditi bassi, non c’è nessuna
ragione per la quale ciò debba cambiare in futuro.
3.
Gli iniziativisti confondono il reddito
disponibile con il reddito imponibile, per gettare fumo negli occhi. Il reddito
disponibile contiene una quota della sostanza. Se la sostanza viene pompata, ad
esempio dopando le stime immobiliari, cresce anche il reddito disponibile. No,
è vero che il reddito disponibile contiene una quota della sostanza, (1/15) di
quella netta, quindi dedotte le ipoteche, ma è soprattutto vero che le stime
immobiliari sono larghissimamente dopate al ribasso, lontane da qualsiasi valore
effettivo, anche prudenziale, per cui un loro ritocco non cambierebbe molto le
cose.
4.
Gli aggravi fiscali ovviamente non entrerebbero
in vigore “in automatico”. Dovranno affrontare l’iter parlamentare. Ed è
scontato che ogni aggravio verrà referendato. Vero, ma nel frattempo una grande
maggioranza di cittadini avrà visto calare vistosamente il proprio costo per la
cassa malati e potrà tranquillamente rendersi conto che, anche con le
compensazioni fiscali, il saldo per la propria economia domestica è largamente
positivo.
5.
Ben difficilmente si troverà una maggioranza
disposta a finanziare l’iniziativa del 10% solo con aumenti di imposte. Ciò
significa che sono da mettere in conto anche tagli draconiani alla spesa
cantonale: nella scuola, nella sanità, nella socialità, nella kultura, nei
trasporti pubblici. Questa è la minaccia preventiva dei pessimi perdenti,
l’abbiamo in parte già vista a Berna con il finanziamento della tredicesima
AVS. Se ci si immagina che la gente sia disposta ad accettare tagli draconiani
nei settori citati e non reagirà ci si illude fortemente.
6.
Se il Cantone dovesse trovarsi confrontato con
la valanga di 300 milioni di sussidi di cassa malati da versare in più ogni
anno, è chiaro che scaricherà sui Comuni tutti gli oneri che potrà. Di
conseguenza, i cittadini dovranno fare i conti anche con aumenti del
moltiplicatore comunale. Non credo, visto che in Gran Consiglio i sindaci e
municipali sono molti, tanto che la Lega ritiene che sia possibile avere una
maggioranza per trasferire al Cantone le conseguenze per i Comuni della sua
iniziativa fiscale; ma anche se succedesse in parte, il moltiplicatore comunale
avrebbe effetti proporzionali al reddito, differentemente dai premi di cassa
malati, e per la maggioranza dei cittadini il saldo sarebbe comunque più
favorevole.
7.
Grandi assenti dal dibattito: le associazioni
economiche. Nessuna osservazione.
8.
Il co-coordinatore del PS ha dichiarato
apertamente che l’obiettivo sono i premi di cassa malati in base al reddito. Ma
con i premi in base al reddito, il ceto medio non pagherebbe meno di adesso,
bensì parecchio di più. No, nel modo più assoluto, a meno che per ceto medio si
considerino le economie domestiche con entrate vicine ai 200'000 franchi annui;
i calcoli mostrano bene che il ceto medio vero, quello che non ha diritto a
nessun sussidio ma non ha introiti di lusso, guadagnerebbe largamente da un sistema
progressivo, del resto presente in quasi tutti i Paesi occidentali.
9.
I socialisti non hanno mai difeso il ceto medio.
L’hanno sempre considerato una mucca da mungere. No, a meno che per ceto medio
si torni alle famiglie da 200'000 franchi annui; d’altra parte difficile
prendere lezioni da chi presenta iniziative che favoriscono solo le persone
molto abbienti.
10.
Se non vogliamo farci depredare… Dipende a nome
di chi si parla: è chiaro che chi non ha problemi economici non ci guadagna, ma
per la grande maggioranza è un’occasione di cambiare le cose; lamentarsi a
inizio ottobre di fronte ai nuovi aumenti o fare interpellanze a Berna sarà
inutile.
Manuele Bertoli

