Christian Fini
10 anni senza grandi opere
Redazione
30.01.2026 14:37

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Un dato
sulla mobilità che dovrebbe preoccupare seriamente chiunque abbia
responsabilità politica in Ticino. L’ultima grande infrastruttura ferroviaria
realizzata è stata AlpTransit, inaugurata nel 2016. E se ci spostiamo in ambito
stradale dobbiamo addirittura tornare indietro al lontano 2012 con l’apertura
della galleria Vedeggio-Cassarate.
Da allora, il Cantone non ha più
realizzato grandi opere infrastrutturali strategiche per la mobilità. In un
territorio che cresce, che si urbanizza e che vede aumentare i flussi
pendolari, turistici ed economici, questo è un segnale allarmante. In questi
dieci anni abbiamo prodotto studi, strategie, consultazioni pubbliche, tavoli
di lavoro. Ma abbiamo smesso de facto di costruire.
Nel frattempo, la popolazione è
cresciuta, la pressione sul territorio è aumentata, la mobilità è diventata uno
dei principali fattori di stress per cittadini e imprese. Le infrastrutture,
invece, sono rimaste sostanzialmente quelle di ieri. L’immobilismo
infrastrutturale non è neutro. Ha un costo economico, sociale e territoriale. Ogni
giorno perso nel traffico è produttività persa. Ogni collo di bottiglia non
risolto è un freno allo sviluppo. Ogni progetto rinviato è una scelta politica
con conseguenze concrete sulla qualità di vita. Abbiamo continuato a usare una
rete stradale e ferroviaria pensata per un Ticino che non esiste più. Il
territorio è cambiato, le infrastrutture no.
Oggi guardiamo con interesse a tre
progetti strutturali di grande importanza. Da un lato, il tram-treno del
Luganese, concepito per migliorare la mobilità nell’area urbana più densamente
popolata del Cantone, ridurre la pressione sulle strade e offrire
un’alternativa credibile all’auto privata. Dall’altro, il collegamento veloce A2–A13
in galleria tra Bellinzona e Locarno. A questi si aggiunge il progetto PoLuMe, tra
Lugano e Mendrisio, che ci aspettiamo sia interrato, come richiesto dalla
petizione “Sopra la vita, sotto la strada”, una soluzione che permetterebbe di
liberare superficie urbana, migliorare la qualità di vita e ricucire il
territorio oggi tagliato in due dalle infrastrutture.
Sono progetti necessari e
strategici che vedranno la luce, nella migliore delle ipotesi, solo a partire
dal 2040 perché in passato purtroppo non si è stati in grado di costruire
consenso politico.
Il dibattito ticinese è spesso
prigioniero di una contrapposizione sterile: strada contro ferrovia, sviluppo
contro territorio, infrastrutture contro ambiente. La ferrovia è e sarà la
spina dorsale dei grandi flussi. La strada resta indispensabile per economia,
logistica, turismo e mobilità quotidiana. Un Cantone moderno non sceglie tra
strada e ferrovia: integra i sistemi. Un Cantone ambizioso pianifica
infrastrutture come parte della politica territoriale, non come risposta
all’emergenza. Non costruire non significa proteggere il territorio. Significa
lasciarlo evolvere senza strategia.
Il Ticino non può permettersi altri
dieci anni di immobilismo infrastrutturale. Non può rinunciare alla propria
competitività per paura di decidere. Le infrastrutture non sono un residuo del
passato. Sono la condizione per un territorio moderno, efficiente e attrattivo.
Quindi il nostro Cantone oggi più che mai deve farsi sentire a Berna, coeso e compatto,
senza più delegare come in passato alcuni funzionari cantonali titubanti nel
difendere gli interessi del Ticino.
Christian Fini
Presidente LEA – Associazione d’area del PLRT

