Marco Noi
Un fondo d’investimento per clima e economia
Red. Online
06.03.2026 11:14

Foto: ©CdT/Chiara Zocchetti
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Sta ormai terminando il voto anche sulla creazione di un
fondo con il quale si vogliono finanziare le politiche climatiche per produrre
energia rinnovabile, per efficientare energeticamente ogni tipo di
infrastruttura sul nostro territorio e per ogni tipo di adattamento alle
conseguenze della crisi climatica. Gli oppositori affermano che tale fondo non
sarebbe necessario perché la Svizzera già spende 2,5 miliardi di franchi per la
protezione del clima e perché, se esso venisse alimentato con 4-8 miliardi di
franchi all’anno, come chiede l’iniziativa, risulterebbe troppo costoso.
Sbaragliamo il campo da ogni fraintendimento. I soldi che
attualmente vengono spesi non sono assolutamente sufficienti per raggiungere
gli obiettivi che ci siamo imposti nella realizzazione della transizione
energetica ed ecologica. La dimostrazione l’abbiamo ogni volta che i parlamenti
cantonali e federale si ritrovano a votare crediti per realizzare tale
transizione. Infatti, proprio perché non vi è un fondo a garanzia della
copertura finanziaria per gli interventi necessari, i parlamenti federale e
cantonali si ritrovano costantemente a dover tagliare tali crediti oppure
addirittura a bocciarli (in Ticino ciò avviene quasi sistematicamente), con la
scusa che mancano i soldi. Questo dimostra chiaramente che i 2,5 miliardi non
sono sufficienti.
Al contempo, sbaragliamo il campo anche da tutti quei timori
di cataclismi finanziari che gli oppositori paventano. I soldi per alimentare
il fondo non dobbiamo sottrarli a nessun altro compito dello Stato e tantomeno,
dobbiamo svenarci con insostenibili debiti. I soldi per alimentare il fondo noi
già li paghiamo, disperdendoli però all’estero. Per il proprio approvvigionamento
energetico, la Svizzera paga infatti ai produttori di gas e petrolio esteri la
bellezza di 8-13 miliardi di franchi, a dipendenza dei prezzi di mercato, come
ben stiamo vedendo in questi tempi. È allora evidente che se noi investiamo
denaro per incrementare la capacità produttiva di energia rinnovabile nel
nostro paese e per rendere energeticamente più efficiente le nostre
infrastrutture (trasporti, abitazioni e sistemi di produzione), automaticamente
dovremo acquistare meno energia fossile dall’estero, con il vantaggio che i
maggiori investimenti sul nostro territorio, oltre che creare posti di lavoro
ad alto valore aggiunto, si traducono anche in maggiori introiti fiscali. Tutto
ciò va sostanzialmente ad autofinanziare il fondo, con un semplice
riallocamento nel nostro paese di soldi che spendiamo ora all’estero.
È incredibile che i partiti di centro destra,
tradizionalmente molto vicini all’economia, non vedano in questo fondo, un prezioso
booster per l’economia nazionale. Piuttosto che servirsi di un fondo
d’investimento statale, questi partiti – i quali si sciacquano poi la bocca di
patriottismo (!) – preferiscono nutrire con fior fiore di miliardi all’anno
fondi d’investimento stranieri per energie nocive, piuttosto che investire questi
miliardi in un fondo d’investimento nazionale per sviluppare una nostra economia
ecologica.
Vi è da sperare che popolazione svizzera e popolazione
ticinese, sia sufficientemente chiaroveggente da riappropriarsi dei loro soldi,
approvando l’istituzione di questo fondo.
Marco Noi, granconsigliere e coordinatore Verdi del Ticino

