Storia
Cleopatra tra storia e blackwashing. Qual era la realtà?
Domitilla Cerclé
28.05.2023 20:27

Foto: Screenshot video © YouTube - Netflix
Ancora una volta il dibattito sul “black-washing” è al centro delle attenzioni del pubblico. La colpevole? Cleopatra. La regina d'Egitto è infatti stata rappresentata come una persona di colore, cosa che ha scatenato la furia di diverse persone.
Dalle reinterpretazioni Disney della
Sirenetta in versione “live-action” – in cui l’eroina dalla chioma rossa viene
impersonata da un’attrice afroamericana – e di Peter Pan – in cui la bionda
Trilly diventa di colore -, il dibattito sul “black-washing” è un tema sempre
più al centro delle attenzioni del pubblico a causa di alcuni personaggi che
appaiono sui nostri schermi. Sono infatti numerosi i lungometraggi e i
produttori ad aver raccolto critiche per aver sostituito personaggi principali
conosciuti dal grande pubblico nella “versione” bianca con attori di colore. Le
scelte di Disney non sono piaciute a tutti – su Twitter è perfino nato
l’hashtag #NotMyAriel – , ma hanno anche permesso a tante ragazzine dalla pelle
scura di identificarsi in nuovi personaggi, oltre a Tiana della Principessa e
il ranocchio. Il caso che tuttavia ha scosso maggiormente gli animi cinefili è
stato il documentario Netflix su Cleopatra. Le critiche sono state così feroci
che la piattaforma di streaming ha disattivato i commenti al trailer; inoltre,
sia l’attrice che la regista hanno dovuto difendersi online dai detrattori.
Questa volta però, i motivi sembrano essere diversi: viene messa in dubbio la
veridicità di un documentario in cui si afferma con sicurezza che la celebre
regina d’Egitto aveva la pelle nera.
Black-washing e “Queen Cleopatra”
Il “black-washing”, secondo Urban
dictionary, è un termine utilizzato quando una persona cambia deliberatamente
un personaggio (solitamente) bianco e lo raffigura di colore per (nella maggior
parte dei casi) rappresentare maggiormente la comunità nera. È quello
che, secondo diversi detrattori, è avvenuto nel caso del documentario “Queen
Cleopatra”. Nel video promozionale per il lungometraggio viene messa in scena un’attrice
nera che interpreta il ruolo della famosa regina d’Egitto. Una scelta che non è
piaciuta al pubblico, particolarmente a quello egiziano. I punti di contrasto
non finiscono qui, però. Infatti, più tardi nel trailer una donna afferma con
grande decisione: “Ricordo mia nonna dirmi: ‘Non mi importa cosa ti diranno a
scuola, ma Cleopatra era nera’”. Una dichiarazione che ha fatto storcere il
naso a diverse persone, vista la volontà di Netflix di definire “Queen
Cleopatra” un documentario e non una
reinterpretazione di fatti realmente accaduti.
“Impossible che Cleopatra fosse nera”
In seguito alla condivisione online del
trailer, le persone che dissentono con la rappresentazione della regina
egiziana hanno espresso le proprie opinioni su Twitter, tramite video
esplicativi o memes, ovvero immagini declinate in maniera spiritosa. Tra le
critiche mosse verso il documentario, diversi utenti hanno sottolineato come,
nonostante la regnante vivesse nel continente africano, non tutte le persone
sul territorio hanno lo stesso colore della pelle. Come esempio è stata infatti citata l’Asia: le
persone che vivono in India, in Cina o negli Emirati Arabi Uniti, non si
assomigliano necessariamente. Nei
Tweet più controversi, inoltre, viene sottolineato come, ai tempi, le persone
con la carnagione più scura fossero
schiave e sicuramente non regnanti. Infine, la motivazione principale di numerosi
detrattori per rigettare l’immagine della “Cleopatra nera” si basa sul lignaggio della regina d’Egitto. Questa, infatti, era macedone in quanto discendente
di un generale e intimo amico di Alessandro Magno e le iconografie antiche che la rappresentano
rimandano a una fisionomia mediterranea.
Le risposte
In seguito alle reazioni, la regista del
documentario e l’attrice principale hanno risposto alle critiche. Se Adele
James (l’attrice) ha semplicemente twittato affermando: “Se non vi piace il casting, non
guardate il programma. Oppure fatelo e parlate con degli esperti che hanno
opinioni diverse dalla vostra”, la regista, Tina Gharavi, di origine persiane,
ha invece risposto con un’intervista a Variety. Quest’ultima ha dapprima spiegato come la Regina d’Egitto avesse effettivamente
origini tolemaiche, ma ha anche sottolineato che tali ascendenze risalivano a
otto generazioni prima, riducendo di molto le probabilità che essa fosse
bianca. “Era Egiziana”, afferma con sicurezza Gharavi. La realizzatrice del
documentario sottolinea come la scelta di un’attrice di colore sia stato un
atto politico, affermando: “Cleopatra era nera? Non lo sappiamo con sicurezza,
ma possiamo essere certi che non era bianca come Elizabeth Taylor. Hollywood ci
ha indottrinato ad interiorizzare l’idea di una supremazia bianca”. Gharavi
spiega: “Soprattutto, dobbiamo renderci conto che la storia di Cleopatra non
riguarda tanto lei quanto noi. È quasi come se non realizzassimo che la
misoginia nera ha ancora un effetto su di noi oggi”. Secondo la regista, “dobbiamo
liberare la nostra immaginazione e creare con coraggio un mondo in cui possiamo
esplorare le nostre figure storiche senza temere la complessità che deriva
dalla loro rappresentazione”.
Le fonti
Per fare più chiarezza su questo dibattito
e sulle fonti storiche effettivamente disponibili al grande pubblico,
Ticinonews ha deciso di intervistare Francesca Berlinzani, docente di Storia antica greca e romana presso
l’Università della Svizzera Italiana, alla facoltà di Comunicazione, Cultura e
Società, dell’Istituto di Studi Italiani. “Va premesso che la storia antica è una
narrazione congetturale. I dati sono lacunosi, sporadici e soggetti a un’importante
dimensione interpretativa”. La professoressa aggiunge: “Inoltre, gli autori
antichi difficilmente si soffermano sul colore della pelle dei personaggi che descrivono.
Il concetto di etnia presso i Greci e i Romani si manifesta come segue: le
persone ‘diverse’ sono chi non parla la mia lingua e non condivide la mia
cultura, non chi ha un colore della pelle diverso dal mio”. Posto ciò,
quali sono i documenti che ci danno informazioni sulle vere origini di Cleopatra? “Le
fonti storiche che permettono di ricostruirle non sono né numerose né
esaurienti: oltre ad alcuni testi storici contemporanei – in particolare gli
scritti di Cesare – o redatti in epoca di poco o molto successiva (come
Plutarco, Svetonio e Cassio Dione, si possono anche raccogliere alcuni elementi
da fonti di altra natura come le monete, i bassorilievi e le sculture che ci
riconsegnano immagini della regina”. Le riproduzioni iconografiche non sono
però sempre realistiche. “Questo vale in particolare per le immagini destinate
al mondo egizio, dove il Faraone veniva rappresentato in maniera stereotipata. Alcuni
studiosi hanno infatti ipotizzato che i primi coni monetali emessi da Cleopatra
la raffigurassero volutamente con le fattezze del padre per mandare un
messaggio di continuità e di stabilità politica. Non vi era interesse per il
realismo della raffigurazione”, spiega Berlinzani.

Le origini secondo il mondo accademico
“Non sappiamo molto dell’origine della
regina d’Egitto. Le fonti parlano del padre, Tolomeo Auletes (noto anche come Tolomeo
XII), ma non dicono nulla della madre”. Questo potrebbe portare diverse persone
a speculare che quest’ultima fosse di origine egiziana, e che quindi anche Cleopatra
stessa avesse dei tratti somatici africani. “Quanto a ciò non vi sono certezze.
Va però sottolineato che già nelle epoche precedenti ai Tolomei, i Faraoni
praticavano i matrimoni tra consanguinei, e questa prassi era proseguita anche
dopo la conquista macedone”. In merito alle rappresentazioni della regina, la
professoressa chiarisce: “Non si deve dimenticare che i busti statuari e le
iconografie romane ci riconsegnano una regina dalle fattezze non africane, e si
sa che la ritrattistica romana tende al realismo”. Inoltre, secondo l’esperto
di Egitto tolemaico Jean Bingen, le fonti romane contrarie all’unione tra Marco
Antonio e Cleopatra non si sarebbero lasciati sfuggire l’occasione di
utilizzare a fini propagandistici un’eventuale ascendenza egizia o africana
dell’odiata regina orientale. “Le fonti l’avevano definita un pericolo per il
futuro di Roma, ma per altri motivi. È possibile affermare che la regina
d’Egitto, in virtù delle sue origini macedoni, avesse fattezze mediterranee e la
pelle olivastra”.
Ricorda la docente dell’USI che già nel
corso del XIX secolo non sono mancate le ipotesi di una “Cleopatra nera”. Tali
teorie, generate in seno a riflessioni afrocentriste, non sono state accolte
dal mondo accademico. “Tuttavia, la lotta per l’empowerment femminile e per l’emancipazione
delle culture e delle popolazioni africane è un’istanza del tutto condivisibile
ma è importante non veicolare concetti storicamente imprecisi o non corroborati
dai dati”. È anche possibile che l’idea di una
Cleopatra dalla pelle molto scura e dalle fattezze africane sia dipesa dal
fraintendimento di un passo della “Vita di Antonio” di Plutarco in cui viene
descritta la regina: “Dolce era il suono della sua voce quando parlava; la
lingua, come uno strumento musicale dalle molte corde, la piegava facilmente
all'idioma che voleva usare. Pochissimi erano i barbari con i quali trattava
mediante un interprete; alla maggior parte dava da sé le risposte, come a
Etiopi, Trogloditi, Ebrei, Arabi, Siri, Medi, Parti. Dicono anche che
conoscesse la lingua di molti altri popoli, mentre i re precedenti non si erano
sottoposti nemmeno ad apprendere l'egiziano e alcuni avevano dimenticato anche
il dialetto macedone”. L’utilizzo della lingua locale avrebbe potuto
indurre le persone a pensare che la regnante avesse una madre di origini
egiziane, quando in realtà si voleva sottolineare la sua intelligenza,
versatilità e la sua volontà di conservare un regno in profonda decadenza.

